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Aumenta la diffusione di tubercolosi in Sud Africa

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Un gran numero di pazienti in Sud Africa con tubercolosi resistente ai farmaci (XDR -TBC) viene dimesso dagli ospedali diventando così un potenziale  pericolo di diffusione dell'infezione a livello globale. A rivelarlo è la rivista inglese The Lancet: "questi pazienti possono sopravvivere per mesi o addirittura anni”, spiega uno degli autori dello studio Keertan Dheda dell’Università di Cape Town, abbiamo dimostrato per la prima volta che, contrariamente ai casi sporadici e isolati di fallimento del trattamento che vengono riscontarti nel resto del mondo, la resistenza ai farmaci è sempre più frequente fra i pazienti sudafricani”.

L’équipe di Dheda ha esaminato 107 pazienti con XDR -TB provenienti da tre province del Sud Africa tra marzo 2008 e agosto 2012. Nonostante il trattamento intensivo con una media di otto farmaci diversi, i tre quarti (74%) sono morti cinque anni dopo. Soli 12 pazienti (11% del totale) ha avuto buoni risultati. La scoperta più preoccupante, spiegano gli autori , è che poco meno della metà (42%) dei pazienti che sono risultati resistente ai trattamenti farmacologico è stato dimesso, quindi un potenziale pericolo di infezione per familiari e amici. Dai dati di Dheda emerge che è accaduto proprio questo. “Una scelta da parte delle aziende sanitarie che risulta assurda. Non ha senso far tornare queste persone in situazioni dove si vive in condizioni non salubri, con più famiglie che vivono in una casa. Molti pazienti che non rispondono ai trattamenti vengono dimessi perché ci sono pochi posti letti disponibili e sono scarse le strutture residenziali idonee. La sperimentazione di nuovi regimi combinati e piani di controllo potrebbe ridurre al minimo la diffusione della malattia da parte dei pazienti”, spiega Dheda.
"Questo studio dovrebbe servire come campanello d’ allarme sul controllo della tubercolosi globale. Sono assolutamente necessari importanti investimenti per  sviluppo di farmaci  e la messa a punto di nuove strategie diagnostiche” , ha spiegato Max O'Donnell dell’Albert Einstein College of Medicine di New York.

Sempre dalle pagine di The Lancet arriva un’altra novità legata tubercolosi. Le cellule staminali del midollo osseo potrebbero aiutare a trattare efficacemente la tubercolosi resistente. Le prime prove dell'efficienza di questa strategia arrivano dai dati prodotti dall’équipe di Markus Maeurer del Karolinska University Hospital. "Il nostro nuovo approccio che usa le cellule stromali del midollo osseo dei pazienti - ha spiegato a Maeurer - è sicuro e potrebbe aiutare a fronteggiare la risposta infiammatoria eccessiva dell'organismo, riparando e rigenerando i danni indotti dall'infiammazione ai tessuti polmonari e incrementando i tassi di guarigione".

E’ piccolo passo avanti per arrivare a nuove strategie di cura per una malattia che anno causa 1,3 milioni di morti, un pedaggio per una infezione che è seconda solo al HIV.

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