fbpx Ricerca: Massimo Inguscio è il nuovo presidente dell'Inrim | Scienza in rete

Ricerca: Massimo Inguscio è il nuovo presidente dell'Inrim

Read time: 1 min

Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, ha individuato il nuovo Presidente dell’Inrim, Istituto nazionale di ricerca metrologica. Si tratta del professor Massimo Inguscio, attuale Direttore del Dipartimento di Scienze Fisiche e Tecnologia della Materia del Cnr, Consiglio nazionale delle ricerche.

Inguscio è laureato in Fisica, ha insegnato come docente universitario a Napoli e Firenze e ha diretto due Dipartimenti del Cnr. Quello di Materiali e Dispositivi dal 2009 al 2012 e dal 2013 ad oggi quello di Scienze Fisiche e Tecnologia della Materia. Inguscio ha una lunga esperienza di ricerca sperimentale in fisica atomica, fisica molecolare e ottica, ottica quantistica, interazione luce-materia, laser, simulazione quantistica con gas ultrafreddi quantistici, sviluppo di strumentazione spettroscopica per la fisica e la chimica. E’ autore di oltre 260 pubblicazioni.

Inguscio è stato individuato attraverso una procedura che ha previsto la costituzione di un Comitato di selezione istituito lo scorso maggio e coordinato dal Professor Fabio Beltram, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Il Comitato, attraverso un Avviso pubblico, ha avviato la raccolta delle candidature. Sulla base dei curriculum pervenuti, il Comitato ha selezionato una rosa di cinque nomi da presentare al Ministro che ha individuato Inguscio come nuovo Presidente.


Ufficio Stampa MIUR

Autori: 
Sezioni: 
Nomine

prossimo articolo

Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

steppa con mammut semitrasparente in primo piano

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.