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Dritti al cuore dei tumori al seno

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Se ne sente tanto parlare. Rinnovano i tessuti durante la vita dell’organismo, li riparano se danneggiati, li rigenerano e potrebbero curare diverse malattie. Sono le cellule staminali, quelle dei tessuti sani.

Le cellule staminali nei tumori invece sono un temibile avversario. Anzi, da diversi anni ormai, sono state riconosciute come il nemico numero uno.
Danno inizio al cancro e sono responsabili del suo eventuale ritorno, anche a distanza di anni, anche quando sembra di aver estirpato completamente il male.
Le cellule staminali tumorali, infatti, sopravvivono ai trattamenti e danno origine alle metastasi.

Più è alto il loro contenuto in un tumore e più questo è aggressivo. Arrivare a colpire le staminali è come arrivare al cuore del tumore.

Molti sforzi negli ultimi anni sono stati realizzati per cercare di comprenderne la natura e di individuare i fattori chiave che ne determinano il comportamento, per tentare poi di neutralizzarle attraverso di essi.

Uno di questi fattori l’ha scoperto ora il team di scienziati coordinato da Giannino Del Sal, professore ordinario di biologia applicata dell’Università di Trieste e capo dell’unità di oncologia molecolare del Laboratorio Nazionale CIB di Area Science Park a Trieste.

Si tratta di una proteina, Pin1, da cui dipende il funzionamento e il destino di moltissime altre proteine cruciali per la sopravvivenza e la moltiplicazione cellulare, per la salvaguardia del patrimonio genetico e molto altro ancora. L’autorevole rivista scientifica EMBO Molecular Medicine pubblica online i dettagli dello studio.

Del Sal, che dal 2012 è anche direttore del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, spiega: «Studiando la ghiandola mammaria normale abbiamo capito che Pin1 è una proteina fondamentale per il tessuto sano, per la sopravvivenza e il rinnovamento della speciale nicchia delle cellule staminali. Da questa osservazione al tumore, il passo è stato poi breve. Sapevamo, infatti, che Pin1 si ritrova spesso espresso a livelli abnormi in diversi tumori, in particolare nei più aggressivi. Ci siamo chiesti quindi se, stravolto il suo normale funzionamento, lo stesso fattore che controlla le cellule staminali del tessuto sano potesse avere un ruolo anche nella biologia delle cellule staminali tumorali».

È così che i ricercatori sono arrivati a indagare queste cellule e a scoprire come il loro rinnovamento dipenda fortemente dalle funzioni svolte da Pin1 in questo contesto aberrante.

La scoperta dai risvolti ancora più significativi, dal punto di vista clinico, gli scienziati l’hanno fatta però quando hanno provato a somministrare farmaci chemioterapici a cellule tumorali private di Pin1. Se normalmente le cellule staminali tumorali sono in grado di resistere al trattamento e di espandersi poi ulteriormente, in assenza di Pin1 perdono questa capacità e muoiono.
Togliere Pin1 al tumore sembra, quindi, che equivalga a togliere lo scudo alle sue staminali che, rese così vulnerabili, potrebbero diventare un più facile bersaglio delle terapie.

Gli studi che hanno condotto a questi risultati fanno parte del programma di ricerche coordinato da Del Sal e finanziato dall’AIRC, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, nell’ambito della campagna di finanziamenti Oncologia Molecolare Clinica 5X1000.

Ufficio Stampa Università di Trieste

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