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AIDS: arriva il vaccino?

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La recentissima notizia del parziale successo di un vaccino per l'AIDS ha colpito l'attenzione del pubblico ed è stata pubblicata con grande clamore sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Al di là dell'importanza mediatica della notizia, quale è la solidità scientifica di questo risultato? Siamo davvero a una svolta?

L'analisi razionale del dato suggerisce estrema cautela. Per riassumere, un trial clinico effettuato in più di 16.000 volontari sani che in Thailandia hanno ricevuto multiple somministrazioni di due prodotti vaccinali sperimentali ha dimostrato una efficacia del 31%: 125 individui si sono infettati con HIV: 51 nel gruppo vaccinato e 74 nel braccio di controllo.

Il risultato, presentato alla stampa prima di essere sottoposto alla peer-review della comunità scientifica - modalità che di per sé sempre deve suscitare dubbi - sembra non essere statisticamente significativo.

Una semplice elaborazione del dato indica che la incidenza di infezione è dello 0.9% nel braccio placebo e dello 0.6% nel braccio vaccinale: la riduzione del rischio è uguale allo 0.3%. In sintesi: occorrerebbe vaccinare 1000 persone per poterne proteggere 3. Un motivo di perplessità più tecnico deriva dalla osservazione che la ricerca scientifica ha dimostrato come vi siano marker genetici che corrispondono a una diminuita suscettibilità a infettarsi con HIV.

L'espressione di alcune molecole HLA (le molecole Human leukocyte antigen che nell'uomo costituiscono il Complesso maggiore di istocompatibilità determinante nella risposta immunitaria degli organismi) con la produzione di maggiori quantità di proteine endogene antivirali come APOBEC, o la presenza di alcune particolari configurazioni alleliche di una  proteina chiamata Rac2, tutti fattori che non sono stati verificati nel trial svolto in Thailandia, conferiscono una grande resistenza nei confronti di HIV: la presenza di alcuni di questi marker nel gruppo di individui vaccinati potrebbe giustificare le piccole differenze osservate.

Un altro motivo di scetticismo deriva dalla complessità della scheda vaccinica: il protocollo prevedeva 6 somministrazioni, e la efficacia veniva valutata solo dopo la sesta somministrazione. Nei paesi industrializzati viene vissuta con fastidio la necessità di sottoporre i bambini ai semplici richiami della vaccinazione per difterite e tetano; è difficile pensare che un protocollo vaccinale che prevede 6 somministrazioni possa essere organizzato su vasta scala.

Infine, non può essere ignorato che una protezione, se di ciò si tratta, del 30% è assolutamente inadeguata: un vaccino che non raggiunga una efficacia di almeno l'80-90% non è considerato efficace e non viene approvato per l'utilizzo clinico. Tutto ciò detto, la notizia ha senz'altro colpito il pubblico e ha anche acceso l'entusiasmo di almeno una parte della comunità scientifica per almeno una buona ragione: in 25 anni di lotta ad HIV abbiamo svolto solo due trial vaccinici di fase III, ossia trial finalizzati a verificare la possibile efficacia di un nuovo composto: in tutti gli altri casi, i possibili vaccini non sono nemmeno stati in grado di raggiungere la fase II.

Ebbene, nel primo caso il possibile vaccino non ha dimostrato alcuna efficacia, nel secondo il numero di individui che si infettavano con HIV era addirittura significativamente aumentato nel braccio vaccinico rispetto a quello di controllo. Per concludere, la domanda che mi viene sempre rivolta è perché sia così difficile costruire un efficace vaccino contro HIV. Mille possibili motivi, ma la risposta più semplice deriva dalla incredibile capacità tipica di HIV di mutare e cambiare: HIV è un vero bersaglio mobile. Per usare il più noto dei paradossi di Zenone, un potente e sfavillante sistema immune, dotato di mille possibili armi non riesce a raggiungere e bloccare un minuscolo virus perché questi muta velocissimamente, diventando così inattaccabile. Achille non raggiunge mai la tartaruga; la risposta immune non è mai in grado di annientare HIV.

E' previsto che occorreranno almeno 20 anni per avere un efficace vaccino per HIV; ciò una volta di più indica l'importanza della prevenzione - sia a livello di educazione che di utilizzo del condom - unici presidi a tutt'oggi in grado di impedire il contagio.

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