fbpx Stamina, il Tar stoppa il governo | Scienza in rete

Stamina, il Tar stoppa il governo

Read time: 2 mins

Il Tar della Lazio ha accolto il ricorso di Davide Vannoni. Viene bloccato, quindi, il decreto di nomina della Commissione del Ministero della Salute che aveva espresso un parere negativo in merito al “metodo Stamina”. Dovrà essere scelto un altro team di esperti per valutare il protocollo.
Con questa sentenza  è sospeso anche il parere contrario alla sperimentazione.
I giudici del Tar pur riconoscendo la preoccupazione del Ministero della Salute e della comunità scientifica nell’autorizzare procedure che possano creare illusioni di guarigione, hanno riscontrato un giudizio non obiettivo da parte degli esperti scelti dal Ministero: “non è stata garantita l’obiettività e l’imparzialità del giudizio, con grave nocumento per il lavoro dell’intero organo collegiale”. I giudici hanno ritenuto inoltre che “prima di esprimere il parere negativo all’inizio della sperimentazione, il comitato avrebbe dovuto esaminare le cartelle cliniche dei pazienti che erano stati sottoposti alla cura presso l’Ospedale civile di Brescia. Pazienti che, dai certificati medici versati in atti, non risultano aver subito effetti negativi collaterali”.
Nella lunga ordinanza viene sottolineata anche la necessità di far partecipare ai lavori di valutazione del metodo Stamina “esperti, eventualmente anche stranieri, che sulla questione non hanno già preso posizione o, se ciò non è possibile essendosi tutti gli esperti già esposti, che siano chiamati in seno al Comitato, in pari misura, anche coloro che si sono espressi in favore del metodo”.

Il Ministro  Beatrice Lorenzin a seguito della sentenza ha dichiarato: «Ho voluto attivare immediatamente le procedure per il nuovo comitato scientifico perché ritengo che in questa vicenda non si possano lasciare i malati e le famiglie nel dubbio”. Il ministero, si sottolinea in una nota, provvederà già nelle prossime ore alla nomina dei nuovi componenti del comitato scientifico, scelti anche tra esperti stranieri. La “tempestiva ripresa dei lavori del comitato scientifico permetterà di compiere gli approfondimenti istruttori indicati dal Tar” ha concluso il Ministro.

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, è molto chiaro sulla vicenda: “la stragrande maggioranza degli esperti nel settore è contraria al metodo Stamina perché pensa che queste cellule non hanno una base scientifica». Dunque, “sarà difficile formare un nuovo comitato con persone competenti che non abbiano già espresso un parere contrario”.

Autori: 
Sezioni: 
AllegatoDimensione
PDF icon Ordinanza Tar.pdf91.71 KB
Dossier: 
Stamina

prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.