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Oltre i due dogmi

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"Persone di buona volontà". Una locuzione che compare due volte nel testo appena uscito di Paolo Vineis e Roberto Satolli (I due dogmi. Oggettività della scienza e integralismo etico, Prefazione di I. Marino, Feltrinelli, Milano 2009, pp. 173+XI, Euro 16,00): una volta nell'introduzione e una volta nella conclusione. Quasi a sancire a chi sono rivolte le pagine, ma pure a invocare la necessità di uomini e donne di tal fatta per riuscire a venire a capo degli inviluppi etici, epistemologici e sociologici che la scienza contemporanea, in particolare la biomedicina, pone quotidianamente.

Vineis è un noto epidemiologo italiano che lavora ormai in Gran Bretagna, dove ha la cattedra di "Environmental Epidemiology" all'Imperial College di Londra. Satolli è uno dei più conosciuti comunicatori italiani in ambito medico. Quindi non sono epistemologi, non sono eticisti, non sono sociologi della scienza, eppure hanno una notevole sensibilità epistemologica, etica e sociologica, peraltro già dimostrata in lavori precedenti, che permette loro di affrontare temi mostruosamente complicati senza mai banalizzare: quello della classificazione delle patologie, quello dell'identità degli enti, quello della relazione fra descrizioni scientifiche e valutazioni etiche, quello della prospettiva meta-etica da cui operare la scelta, quello delle implicazioni sociologiche della scienza contemporanea.

E lo fanno con grande leggerezza (nel senso di Italo Calvino) e quali "persone di buona volontà", mostrando come non sia possibile risolvere problemi tagliandoli con il coltello del riduzionismo superficiale, ma come essi siano complessi e come per poter essere se non risolti ma almeno affrontati con la giusta prospettiva serva un sapere plurimo.

Il testo è ricchissimo di esempi ben spiegati e illuminanti che consentono agli autori di chiarire la loro prospettiva: si va dalla questione del razzismo, ai criteri di morte, alla definizione e classificazione di malattie, o presunte tali, quali il diabete e obesità, alla relazione fra cancro e ambiente, alla questione del cambiamento climatico.

Due sono le tesi principali del libro. La prima è che non esistono classificazioni (e quindi demarcazioni) binarie, ma che necessitiamo di concetti vaghi (nel senso epistemico) per trattare correttamente questioni tassonomiche in biomedicina. La seconda è che non appena si incappa, e vi si incappa sempre, nelle implicazioni etiche dei nuovi risultati della ricerca scientifica, specie biomedica, non possiamo pensare di trovare un accordo se dibattiamo in termini di principi o di assunti inderogabili, ma solo se abbracciamo un'etica "più accomodante", che loro ravvisano essere nella corrente meta-etica chiamata "etica delle virtù" di aristotelica memoria.

Che dire del loro tentativo? Da elogiarsi, sicuramente. Con abilità riescono a far capire la complessità delle faccende da un punto di vista del tutto desueto per la normale divulgazione italiana. Certo, se si volesse essere puntigliosi ci sarebbero alcuni rilievi da fare, sia di tipo epistemologico che etico. Ma non è il caso, dato il taglio dell'opera e il fine che gli autori si pongono.

D'altronde il loro merito è soprattutto quello di avere adagiato sul tappeto sia problemi che non dovrebbero essere trascurati, sia il taglio corretto con cui affrontarli. E hanno centrato il loro compito: mettere sull'avviso "persone di buona volontà" che è impossibile risolvere i pressanti quesiti che la ricerca scientifica, specie biomedica, ci sta ponendo senza la necessaria competenza epistemologica ed etica e senza aver compreso che non sono mai quesiti semplici che chiedono risposte semplici o semplicistiche, ma che sono quesiti complessi che richiedono risposte plurime (le risposte, se vi sono, non dovrebbero mai essere complesse!).

Inoltre, a loro grande benemerenza, hanno implicitamente illuminato un aspetto che non viene quasi mai evidenziato: se questo è il secolo della biomedicina, come da molte parti si sente dire, non può non essere pure il secolo della filosofia applicata (nel senso dell'epistemologia e dell'etica applicata) considerata l'intricatezza dei problemi extra-biomedici che i nuovi risulti biomedici pongono.

Quindi leggiamo le pagine di Vineis e Satolli con curiosità e con la voglia di impadronirci degli strumenti tecnici per tentare di affrontare con successo quei problemi che così magistralmente mettono in agenda.

 

Dichiarazione di conflitto di interessi: Uno degli autori del libro è direttore del sito Lascienzainrete.


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