Che sia davvero una svolta epocale si vedrà. Ma di certo PubMed Commons potrebbe cambiare il processo di valutazione degli articoli scientifici per sempre.
PubMed Commons è un programma lanciato il 22 ottobre dal NCBI che consentirà
agli utenti di commentare i lavori pubblicati sul sito Pubmed, che indicizza
circa 22 milioni di paper scientifici.
Per ora, è ancora un progetto pilota e solo i destinatari delle sovvenzioni del
NIH e del Wellcome Trust britannico possono registrarsi. Ma il direttore del
NCBI David Lipman, che ha
contribuito a sviluppare il programma, assicura che presto ogni autore PubMed
potrà partecipare.
Questa applicazione potrebbe togliere la peer review post-pubblicazione dalle mani
degli editori e metterla saldamente in quelle dei consumatori della letteratura
scientifica.
Le ricerche così verranno continuamente valutate dopo la loro
pubblicazione, in modo da poter individuare i difetti e le lacune. Finalmente si potrà abbandonare il metodo antiquato e,
diciamolo, inadeguato delle lettere al direttore della rivista. Lipman spera che il grande utilizzo che viene fatto di
PubMed ogni giorno, possa essere di aiuto per lo sviluppo di una community, ma
ammette che la sfida più difficile sarà quella di convincere i ricercatori a farne parte.
Già da qualche tempo sulla piattaforma PLoS è possibile lasciare i commenti, ma l’iniziativa non
sembra funzionare, su circa 90 mila documenti solo il 10% ha ricevuto dei
commenti.
Un altro aspetto da tenere in considerazione è il modo con cui verranno fatti e gestiti i commenti. “Se si dà alle persone un pastello e si chiede di marcare il web, probabilmente faranno uno scarabocchio", spiega Dan Whaley, fondatore di Hypothes.is.
Un modo per eliminare commenti inutili o off-topic sta nell’istituire un sistema
attraverso il quale gli utenti potranno votare sull’utilità e la credibilità di
un commento.
“Questa è una grande opportunità per fare della peer
review post-pubblicazione una realtà. Ma funzionerà solo con il contributo della
gente”, ha sottolineato Michael Eisen
della Berkeley University.
