fbpx Inquinamento atmosferico e basso peso alla nascita | Scienza in rete

Inquinamento atmosferico e basso peso alla nascita

Primary tabs

Read time: 3 mins

Il particolato atmosferico fine aumenta la probabilità di basso peso alla nascita, rendendo i neonati più vulnerabili a livello respiratorio e neurologico. 
A lanciare l’allarme è uno studio di coorte europeo appena pubblicato su “The Lancet Respiratory Medicine”, che espone i risultati di uno dei più grandi lavori di ricerca condotti a partire dall’analisi della funzione esposizione-rischio in contesti ambientali ad alto tasso di inquinamento veicolare e industriale.

In cifre: a un incremento di 5 microgrammi per metro cubo di esposizione ai PM2.5 (ovvero particolato fine con diametro inferiore a un quarto di centesimo di millimetro) corrisponde un aumento del 18% del rischio che si possa registrare alla nascita un basso peso (< 2500 g, dopo 37 settimane di gestazione ) – aumento del rischio che rimane invariato anche sotto il limite indicato dalla direttiva europea, appunto, ovvero 25 μg/m. 

Questi sono i risultati ottenuti analizzando i dati dello “European Study of Cohorts for Air Pollution Effects” (ESCAPE - vedi allegato), 14 studi di coorte provenienti da 12 paesi europei, per un totale di oltre 74.000 donne che hanno portato a termine una gravidanza singola tra febbraio 1994 e giugno 2011. I dati italiani fanno riferimento alla coorte GASPII (Genetica e Ambiente: Studio Prospettico sull’Infanzia in Italia ), arruolata a Roma tra il 2003 e il 2004 dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio.

Secondo Marie Pedersen del Centro per la Ricerca in Epidemiologia Ambientale (CREAL) di Barcellona, e primo autore dello studio, “I risultati suggeriscono che una parte considerevole dei bambini nati a termine con basso peso alla nascita potrebbe essere evitato in Europa se l'inquinamento atmosferico urbano, in particolare le particelle fini, fosse ridotto". I ricercatori, infatti, indicano una soglia di tolleranza in 10 ug/m – che è anche il valore medio annuale secondo le linee guida dell’OMS, rispettando il quale si potrebbe scongiurare almeno il 22% di casi di basso peso alla nascita.
Lo studio appena pubblicato, infatti, può essere anche un importante potenziale strumento di prevenzione, laddove però fosse recepito il segnale inequivocabile che se ne può trarre. I destinatari sono i decisori politici, da cui dipende l’avvio di buone pratiche per garantire il diritto a un'atmosfera pulita: " L’ esposizione diffusa di donne in gravidanza ad inquinamento atmosferico in ambiente urbano, con concentrazioni simili o addirittura superiori a quelle valutati nel nostro studio, fornisce un chiaro messaggio ai responsabili politici per migliorare la qualità dell'aria. ", sottolineano Daniela Porta e Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, e co-autore della ricerca.
In questo senso, alcuni casi virtuosi si possono già registrare in Europa: “A Londra, per esempio, soluzioni come progettare zone a traffico limitato hanno finora avuto un risultato modesto sull’impatto all’esposizione ai PM”, ricorda Jonathan Grigg dell’Università Queen Mary, “I nostri politici, grazie anche alla pressione del pubblico più consapevole, sono passati a interventi più radicali, come vietare l’utilizzo di motori diesel in città (da cui proviene circa il 20% del particolato inquinante londinese)”.

Autori: 
Sezioni: 
AllegatoDimensione
PDF icon lancet_respiratory_2013birthweight.pdf831.38 KB
Ambiente e salute

prossimo articolo

A OrvietoScienza2026 si parlerà anche di minerali per la transizione

batteria al litio

Dal 19 al 21 febbraio prossimi si terrà l'OrvietoScienza2026, festival che ormai da anni anima la cittadina umbra grazie all’impegno dell’Istituto di Istruzione Superiore Majorana-Maitani. Il tema di quest’anno è la transizione ecologica e le conferenze proposte toccano i temi che ormai tutti abbiamo imparato ad associare alla riduzione delle emissioni di gas serra. Energie rinnovabili, auto elettrica, batterie e accumulo, reti elettriche, ma anche giustizia climatica e altro.

Immagine di cebbi via Pixabay

Sui minerali necessari alla transizione si parla ormai da anni, anche perché sono sostanze che ci servono già per le tecnologie oggi in uso (come i cellulari). Nonostante sia previsto un aumento di estrazioni vista la domanda crescente, allo stesso tempo è richiesta una fortissima diminuzione dell’estrazione di combustibili fossili: il netto produrrebbe una minore presenza di punti estrattivi nel mondo rispetto a ora.