fbpx Fiuto elettronico | Page 22 | Scienza in rete

Fiuto elettronico

Read time: 1 min

Grande più o meno come una scatola di scarpe, ENose è un sofisticato "naso elettronico" in grado di fiutare la presenza di sostanze potenzialmente nocive per l'uomo. Lo scorso dicembre l'apparecchiatura è stata portata a bordo della Stazione spaziale dagli astronauti dello shuttle Endeavour e per tutto questo tempo ha tenuto sotto controllo l'aria della stazione orbitante segnalando la presenza di sostanze pericolose. Nei giorni scorsi, come previsto dal programma di sperimentazione, ENose è stato riportato a terra ed è dunque giunto il tempo di valutarne l'operato.

I primi giudizi dei progettisti sono decisamente positivi e il dispositivo viene promosso a pieni voti. In questi mesi ENose ha individuato formaldeide, Freon 218, metanolo ed etanolo: fortunatamente per gli occupanti della Stazione spaziale le quantità di queste sostanze erano abbondantemente al di sotto del livello di allarme, ma la loro individuazione depone a favore dell'affidabilità del naso elettronico e fa intravedere le sue enormi potenzialità.

I possibili sviluppi futuri non saranno comunque limitati unicamente all'ambito spaziale. Oltre al semplice monitoraggio di agenti chimici, infatti, si potrà vedere ENose in azione anche nell'individuazione di esplosivi e persino nella diagnostica medica.

 

Fonte: NASA ENose

 

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Un batterio che sopravvive all'impatto su Marte può viaggiare nello spazio?

Un nuovo studio della Johns Hopkins mostra che il batterio Deinococcus radiodurans sopravvive a pressioni paragonabili a quelle di un'espulsione di corpi rocciosi dalla superficie marziana. Questo risultato può avere implicazioni per le politiche di protezione planetaria, ma rappresenta solo una tappa verso la comprensione di se e come la vita microbica potrebbe sopravvivere a un viaggio interplanetario.

Nell'immagine di copertina: elaborazione della fotografia al microscopio elettronico di di D. radiodurans (da Wikimedia Commons, pubblico dominio)

Gli impatti di corpi celesti come asteroidi o comete evocano l’idea di forze dalla potenza capace di modellare superfici di pianeti o provocare estinzioni di specie. Collegarli alla vita può essere meno intuitivo, eppure questi eventi possono generare ambienti potenzialmente abitabili nei crateri che lasciano, o trasportare molecole organiche da un corpo celeste all’altro. Chiedersi se la vita stessa possa sopravvivere a un impatto è un passo ulteriore, con conseguenze dirette per le politiche di protezione planetaria che regolano le attività umane nello spazio.