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8-10 ottobre: a Faenza si discute di biomateriali

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Dall’8 al 10  ottobre Faenza ospita la prima edizione della conferenza internazionale "Mime-materiali in medicina", organizzata dall’Istituto di scienza e tecnologia dei materiali ceramici del Consiglio nazionale delle ricerche (Istec-Cnr). L'evento intende evidenziare la centralità della disciplina dei biomateriali nei nuovi settori della medicina rigenerativa, della terapia personalizzata e della diagnosi dei tumori, in un ottica di applicazione clinica: "dal laboratorio al letto del paziente". 

Il programma prevede una sessione generale, un simposio e workshop (organizzati dall'Industria) a favore di studi sui materiali per la medicina. Tra i relatori, l’esperto mondiale di nanomedicina e terapia oncologica, Mauro Ferrari, presidente del Methodist Research Institute, Texas-Usa.

sito della conferenza: http://mime.centuria-agenzia.it

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Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.