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Perchè non possiamo fare a meno della ricerca

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Il confronto, che si svolgerà Giovedì sera al Museo di Storia Naturale, si colloca, a tutti gli effetti, come anticipazione/presentazione, all’interno del ricco programma de ‘La Notte dei Ricercatori’, che inizierà nel tardo pomeriggio di Venerdì presso i Giardini Indro Montanelli. All’incontro, introdotto da Cristina Tajani, Assessore alle Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca del Comune di Milano, e moderato da Roberto Satolli, Giornalista scientifico, Direttore di Zadig, parteciperanno: Tito Boeri, Pro Rettore Università Bocconi; Silvio Garattini, Direttore IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’; Francesca Pasinelli, Direttore Generale di Telethon, e Gianluca Vago, Rettore Università degli Studi di Milano. “L’incontro vuole affrontate la ricerca in tutte le sue sfaccettature perche la ricerca in Italia è viva e vivace, ha delle eccellenze importanti, nonostante le ben note difficoltà di bilancio dello Stato che tutti conosciamo. A dimostrarlo i risultati ottenuti dalle Università lombarde, UNIMI e Politecnico in testa, che quest’anno hanno ottenuto i più grandi finanziamenti a livello nazionale, a confermalo la risalita che le nostre università stanno progressivamente ottenendo in tutti i ranking internazionali” così l’Assessore alle Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca del Comune di Milano, Cristina Tajani. “Le discussioni, i confronti sul ruolo della ricerca – conclude l’assessore - spesso vengono vissuti come qualcosa di astratto e lontano dalla vita quotidiana, oggi stiamo dimostrando il contrario poichè non può esserci sviluppo economico e crescita senza ricerca” L’idea del dibattito nasce da un articolo del Prorettore della Bocconi Tito Boeri, pubblicato da ‘la Repubblica’ ai primi di Settembre, in cui tra varie considerazioni sulle incertezza del Governo, si diceva: “Nel frattempo le energie più vitali del Paese non vengono affatto salvaguardate. Anzi se ne vanno. L'ultimo episodio è quello di Wise srl, premiata lo scorso anno ad Aarhus come la migliore start up europea nelle innovazioni di grande sviluppo. Nata da uno spin-off della Statale di Milano, cercava mezzo milione di euro (un ottavo dello stipendio di base, tra l'altro più che dimezzato, di Kakà) di finanziamenti per proseguire le ricerche sull'uso di nanotecnologie nella cura di un'ampia gamma di patologie. Le banche italiane, prodighe nel concedere finanziamenti ben più consistenti a palazzinari inquisiti e finanzieri falliti, non l'hanno ritenuta meritoria di credito. Il Fondo Italiano di Investimento e il Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti non devono averla ritenuta un'italianità strategica”. E più avanti: “Un Paese poi in cui non si tiene in alcun conto la ricerca scientifica. L'ultimo esempio lo abbiamo avuto con il voto di Camera e Senato di qualche settimana fa che impone vincoli irrazionali alla sperimentazione biomedica sugli animali, portandoci fuori dall'Europa e dalla comunità scientifica internazionale. Quel che è più indicativo è il fatto che il Parlamento abbia deciso senza neanche sentire la necessità di consultare chi fa ricerca biomedica in Italia: nessuna audizione, nessun parere richiesto”. Eppure i discorsi pubblici di chi ha responsabilità di governo si concludono quasi sempre con l’affermazione perentoria che la ricerca non è un costo, ma un investimento. Come, peraltro, conferma un recentissimo studio della Commissione europea che stima, ad esempio, che un euro investito nella ricerca bio-medica abbia un ritorno di 29 euro. Eppure l’Italia resta in fondo alle classifiche per gli investimenti nella ricerca. A complicare la già grave situazione, concorre anche il diffondersi di culture che, di fatto, respingono il metodo scientifico e che però trovano attenzione anche da parte di chi ha responsabilità legislative e di governo nel campo della ricerca. Agli autorevoli partecipanti al dibattito il compito di indicare se è possibile e come invertire questa pericolosa deriva. Magari, proprio partendo da Milano.
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L’esodo dei dottori di ricerca dalle agenzie scientifiche USA

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