fbpx Vivere dentro un buco nero | Page 3 | Scienza in rete

Vivere dentro un buco nero

Primary tabs

Read time: 2 mins

In uno studio si suggerisce che la struttura interna di alcuni tipi di buco nero possa essere particolarmente complessa permettendo persino a pianeti di orbitare intorno alla singolarità centrale.

Altro che un vorace pozzo senza fondo che cancella ogni cosa. Secondo Vyacheslav Ivanovich Dokuchaev (cosmologo della Russian Academy of Sciences di Mosca) un buco nero in rotazione potrebbe riservare molte inaspettate sorprese. I suoi calcoli, presentati nello studio teorico preparato per il Journal of cosmology and astroparticle physics, lo hanno portato a concludere che all'interno dell'orizzonte degli eventi (il confine invalicabile che isola un buco nero dal resto dell'universo) potrebbero esistere orbite estremamente stabili sulle quali fotoni e altre particelle potrebbero circolare senza il rischio di essere annientati dalla singolarità centrale.

Dokuchaev mostra che, a differenza delle orbite alle quali siamo abituati, quelle sarebbero più tormentate e spiraleggianti, ma talmente stabili che su di esse potrebbero risiedere persino strutture decisamente complesse quali oggetti planetari. Simili pianeti potrebbero non solo ricevere luce dai fotoni intrappolati nella stessa orbita, ma essere persino in grado di permettere l'evoluzione della vita e il fiorire di civiltà evolute.

Prima ancora di dare il la a interessanti dispute filosofiche, l'idea di Dokuchaev solleva interrogativi ben più concreti sulla terribile situazione degli ipotetici abitanti di questi pianeti, sottoposti a incredibili effetti di marea e in balia di uno spaziotempo per il quale la legge di causa-effetto si applica solo quando gli pare.

abc.net - research paper

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Astrofisica

prossimo articolo

Il PNRR ha migliorato la sanità pubblica territoriale?

Persona sulle scale in sedia a rotelle

Il 30 giugno scorso si è chiusa formalmente la Missione 6 del PNRR, quella dedicata alla salute. A poco più di un mese di distanza si attendono i dati ufficiali. Verranno a gala i veri nodi: la mancanza di personale, i divari enormi tra Regioni, la carenza di risorse. La partita vera, quella di costruire una sanità territoriale capace di gestire la cronicità, comincia adesso. 

Foto: Nadila Doloh - Pexels

Ormai è tempo per una prima valutazione di impatto della Missione 6, quella dedicata alla salute, del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Il 30 giugno scorso si è sancita la conclusione degli interventi, preceduta da una affannosa corsa alla certificazione del realizzato nel maggior numero possibile di casi.