fbpx Videogiochi come strumento di riabilitazione | Page 4 | Scienza in rete

Videogiochi come strumento di riabilitazione

Read time: 2 mins

I videogiochi interattivi possono essere validi strumenti di riabilitazione. A dirlo sono i ricercatori del Laboratorio di Bioingegneria della Riabilitazione di Volterra che, coordinati da Nicolino Ambrosino, hanno realizzato uno studio pubblicato sulla rivista Respiratory Medicine.  “Abbiamo riscontrato benefici in termini riabilitativi nei pazienti ai quali al programma di riabilitazione respiratoria tradizionale è stato associato l’utilizzo della piattaforma Nintendo Wii” spiega Nicolino Ambrosino.

Lo studio ha coinvolto 40 pazienti che sono stati assegnati in maniera casuale a due gruppi: nel primo i pazienti sono stati sottoposti alla terapia riabilitativa tradizionale che consiste in un allenamento all’esercizio fisico su bicicletta o a corpo libero, nel secondo a questa è stato associato l’utilizzo della console Nintendo Wii.
In entrambi i gruppi è stato rilevato un miglioramento di parametri quali la tolleranza all’esercizio fisico, la dispnea e la qualità della vita. Nel gruppo di soggetti che aveva utilizzato la Wii è stato possibile osservare un netto miglioramento, rispetto ai controlli, della tolleranza all’esercizio fisico, misurabile attraverso il test del cammino e dell’indice transizionale di dispnea.

Nei due gruppi non sono state riscontrate differenze in termini di stato psicologico e adattamento al programma riabilitativo.
“La portata innovativa di questo studio è rappresentata dalla possibilità di implementare un sistema di tele-riabilitazione. Il paziente può svolgere a casa gli esercizi riabilitativi con la piattaforma Wii. Il tutto può essere monitorato attraverso una videocamera che, comunicando con un centro di riabilitazione, permette a un fisioterapista di dare le indicazioni e coordinare gli esercizi del paziente” conclude Nicolino Ambrosino.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Medicina rigenerativa

prossimo articolo

La medicina afflitta da rigidità cognitiva

Immagine di Seveso nel 1976

Cinquant’anni fa nasceva Medicina democratica, movimento che metteva in discussione i ruoli di potere insiti nell’esercizio medico. Vent’anni più tardi l’EBM demoliva la discrezionalità clinica, oggi la sfida è riuscire a ragionare fuori dai protocolli, quando serve.

Nei giorni 15 e 16 maggio di cinquant’anni fa, a Bologna, si tenne il primo congresso nazionale di “Medicina democratica”, atto fondativo del movimento creato da Giulio Alfredo Maccacaro. Al centro dell’azione culturale e politica c’era il tema dei rapporti tra medicina e potere, oggetto di discussione nel mondo politico e tra gli intellettuali della sinistra occidentale da oltre un decennio.