Tutti i pazienti con malattia di Alzheimer (AD) perdono le cellule cerebrali, il che porta a una diminuzione, o atrofia, del cervello. Secondo uno studio presentato al meeting annuale della Radiological Society of North American (RSNA), il modello di perdita di materia grigia è molto diverso nei due sessi. "Abbiamo scoperto che l'estensione e la distribuzione di perdita regionale della materia grigia nel cervello è fortemente influenzata dal sesso", ha detto Maria Vittoria Spampinato dell’Università di South Carolina. Il gruppo di ricerca ha utilizzato la risonanza magnetica (MRI) per valutare l'atrofia cerebrale con lo scopo di monitorare la progressione della demenza e per cercare di capire quali fattori possono influenzare l’avanzare della malattia. Sono stati analizzati i dati di 109 pazienti, di cui 60 uomini e 49 donne, con un’età media di 77 anni. L’Alzheimer Disease Neuroimaging Initiative (ADNI) ha seguito, per un periodo di cinque anni, centinaia di volontari attraverso i tre stadi principali della malattia: perdita di memoria senza deficit cognitivi, decadimento cognitivo lieve (MCI) e infine soggetti con gravi deficit cognitivi, tipici della malattia conclamata. I ricercatori hanno creato mappe del cervello, utilizzando immagini dei pazienti prese al momento della diagnosi del terzo stadio della malattia, nei 12 mesi precedenti e nei 12 mesi successivi. Nel corso del periodo di studio, ciascuno dei 109 pazienti è passato da MCI amnesico (in cui il paziente soffre di perdita di memoria, ma mantiene la funzione cognitiva) ad AD. Queste mappe hanno rivelato che rispetto ai pazienti di sesso maschile, le donne avevano una maggiore atrofia della materia grigia negli stadi iniziali della malattia. I dati inoltre, mostrano come nelle donne siano più interessate le aree dell'ippocampo sinistro, il lobo parietale destro e le regioni temporali bilaterali, mentre negli uomini le zone più affette sono il giro paraippocampale destro, il lobo parietale sinistro e la zona frontale sinistra. “I pazienti di sesso femminile nel nostro studio inizialmente avevano atrofia della sostanza grigia in più rispetto ai pazienti di sesso maschile, ma nel corso del tempo, gli uomini coinvolti sviluppavano le stesse malformazioni”, ha spiegato Spampinato. Le differenze di genere nei modelli di atrofia potrebbero avere importanti implicazioni per lo sviluppo di terapie per MCI e AD. Queste differenze dovrebbero essere prese in considerazione al momento di testare nuovi farmaci negli studi clinici. ”Conoscere la differenza tra i modelli maschili e femminili di atrofia aiuterà i ricercatori a decifrare meglio la risposta del paziente alla terapia farmacologica," ha concluso Spampinato.
Uomini e donne non sono uguali
Primary tabs
prossimo articolo
Il precariato della ricerca pubblica italiana non può aspettare

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato congiunto delle precarie e dei precari di otto enti pubblici di ricerca italiani, che chiedono al Governo un intervento urgente per prorogare le procedure di stabilizzazione previste dalla Legge Madia, in scadenza il 31 dicembre 2026, e garantire le risorse necessarie alla loro attuazione. Una mobilitazione unitaria contro il precariato strutturale nella ricerca pubblica, per tutelare migliaia di lavoratrici e lavoratori e salvaguardare competenze fondamentali per il Paese.
Immagine di copertina realizzata con ChatGPT
I Precari e le Precarie di CNR, INAF, INFN, INGV, CREA, ISPRA, Stazione Zoologica Anton Dohrn e OGS, riuniti in un fronte comune, denunciano con forza l'inerzia del Governo di fronte alla scadenza ormai imminente del 31 dicembre 2026, termine ultimo fissato per l'applicazione delle procedure di stabilizzazione previste dall'articolo 20, commi 1 e 2, del D.Lgs. 75/2017 (Legge Madia) per gli Enti Pubblici di Ricerca.