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Una sismologia da rifondare

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Senza usare mezzi termini, il sismologo Robert J. Geller (Tokyo University) punta il dito contro la sismologia Giapponese, a suo dire troppo distratta da metodologie e obiettivi poco scientifici.

Nel suo commento pubblicato in questi giorni su Nature, Geller invita i sismologi giapponesi a smetterla di spendere tempo e risorse nella pretesa infondata di prevedere futuri eventi sismici. Troppo ossessionati dall'idea del “terremoto di Tokai” (l'analogo del Big One per la faglia di S. Andrea in California), inseguono la chimera della prevedibilità dei terremoti e si stanno tra l'altro affidando a mappe sismiche costruite su concetti scientifici ormai datati.
Non è una novità che Geller sia apertamente contrario all'idea della prevedibilità dei terremoti e non aveva mancato di farlo notare nel blog sul New York Times nelle ore immediatamente seguenti al disastroso sisma in Giappone.

Nell'intervento su Nature rincara la dose prendendo proprio come esempio quanto accaduto all'impianto nucleare di Fukushima. Se – dice in sostanza Geller – anziché inseguire una metodologia viziata da errori di fondo si fosse guardato con più attenzione ai precedenti episodi sismici, sarebbe emersa in modo chiaro la possibilità di un devastante tsunami (nel sisma del 1896 fu di 38 metri). Non sarebbe stato possibile prevedere né l'epicentro né l'intensità del sisma dello scorso 11 marzo, ma in fase di progettazione dell'impianto di Fukushima si sarebbero potute prendere le dovute contromisure.

“La futura ricerca di base in sismologia – conclude Geller – dovrà essere solidamente fondata sulla fisica, controllata attraverso un meccanismo di revisione imparziale e guidata da scienziati di punta e non da anonimi burocrati.”

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