fbpx Un vaccino sotto la pelle | Page 3 | Scienza in rete

Un vaccino sotto la pelle

Read time: 1 min

Sono dischetti con un diametro di 8,5 millimetri e, impiantati sotto la pelle di topi con melanomi in fase avanzata, riescono a scatenare una risposta immunitaria tanto forte da portare a completa regressione il tumore situato in altre parti del corpo. L’esperimento, condotto da un gruppo di ricercatori di Harvard, punta ad attivare in maniera intensa e prolungata i linfociti T CD8 citotossici capaci di eliminare il tumore. Ma per farlo recluta le cellule dendritiche, responsabili della presentazione dell’antigene e della modulazione della risposta. Gli impianti infatti liberano citochine che richiamano queste cellule all’interno dei dischetti, dalla struttura molto porosa, dove vengono a contatto con lisati tumorali e quindi con gli antigeni specifici da combattere. Tornate ai linfonodi, le cellule sono pronte a sferrare l’offensiva, che negli animali da laboratorio è stata in grado di distruggere completamente tumori lontani e in fase avanzata, senza nessun danno ai tessuti sani.

Science Translational Medicine pubblicato online il 25 novembre 2009

doi: 10.1126/scitranslmed.3000359

Autori: 
Sezioni: 
Melanoma

prossimo articolo

Fine vita: fare leggi è meglio che costruire macchine

palazzo borbone in francia

Quando il parlamento non legifera su questioni etiche controverse, il conflitto si sposta nei tribunali e nei laboratori. Lo dimostra il paradosso del dispositivo costruito dal CNR (e negato) per consentire il suicidio assistito, mentre la Francia risolve liberando finalmente una legge sul suicidio assistito.

In copertina: Palazzo Borbone, sede dell'Assemblea nazionale francese. Crediti: Mtzb/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 3.0
 

Ci sono voluti due anni, di sofferenze fisiche e psicologiche, una questione di legittimità costituzionale, un'ordinanza della Consulta, un mandato del Tribunale di Firenze e un prototipo costruito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche perché una donna di cinquantacinque anni, paralizzata dal collo in giù da una sclerosi multipla, potesse esercitare un diritto che la Corte costituzionale le aveva riconosciuto nel 2019. Libera, il nome di fantasia che si era scelta, è morta a casa sua il 25 marzo, attivando con lo sguardo una pompa infusionale.