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Un (troppo) caldo Mediterraneo

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Quali saranno le conseguenze ecologiche, sanitarie, economiche e sociali del cambiamento climatico nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo? Ne discutono in questi giorni a Roma più di cinquanta studiosi nella Conferenza Finale (23-25 Maggio 2011) del Progetto europeo Circe (Climate Change and Impact Research: the Mediterranean Environment). Centri di ricerca da tutta Europa, Nord Africa e Medio Oriente sintetizzeranno i risultati di quattro anni di lavoro comune sugli effetti del cambiamento climatico in una delle regioni più vulnerabili del Pianeta.

Il progetto, coordinato dall'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e supportato dal Sesto Programma Quadro della Commissione Europea, ha potuto confermare anche per l'area mediterranea i trend di cambiamento climatico ipotizzati dall'IPCC, mettendo a punto modelli ad hoc in grado di generare proiezioni climatiche da oggi al 2050 a una scala spaziale molto più definita rispetto ai modelli comunemente usati (30 km anziché 300 km). Da questi nuovi modelli si ottengono simulazioni del “tempo che verrà” molto più realistiche e dettagliate.

Il progetto Circe conferma che nel Mediterraneo per la metà del secolo è molto probabile attendersi uno scenario caratterizzato da un aumento medio della temperatura intorno ai 2 °C (da 0,8 a 1,8 °C sulla superficie marina), un conseguente aumento del livello del mare da 6 a 11 centimetri, una riduzione delle precipitazioni da 5 al 10% e un aumento di frequenza degli eventi estremi come ondate di calore, piogge torrenziali, cicloni.

Laurence Tubiana, direttore dell'IDDRI (Institute for Sustainable Development and International Relations, Francia) e coresponsabile dell'Executive Board del progetto, ha sottolineato come Circe possa rappresentare uno stimolo importante per far scattare una solidarietà fra i Paesi europei e del Nord Africa, accomunati nella difficile sfida del cambiamento climatico.

Il progetto Circe metterà capo entro la fine dell'anno a un ambizioso Rapporto scientifico (Rapporto di Valutazione Regionale sul Cambiamento Climatico nel Mediterraneo) che fornirà un quadro dettagliato dell'evoluzione del clima nella macroregione mediterranea. Diviso in cinque parti, il Rapporto Circe, affronta i cambiamenti in corso in atmosfera e nel mare (parte I); quindi come sta cambiando la disponibilità dell'acqua a seguito di questi cambiamenti (parte II). La III parte analizza invece gli effetti sull'agricoltura e gli ecositemi, mentre la IV parte sintetizza le conseguenze sanitarie, economiche e sociali del climate change e le possibli strategie di adattamento ad esso. Chiude il rapporto una carrellata di casi studio (V parte), che valuta le conseguenze del cambimento climantico in una decina di località campione, quali la campagna Toscana (Italia), la città di Atene (Grecia) e il Golfo di Valencia (Spagna).

“Con Circe la scienza del clima diventa meno ideologica e più fattuale” ha concluso Antonio Navarra, senior researcher all'INGV e Executive Board co-chair. “Sono ancora molte le incertezze nello studiare un'area critica e complessa come il Mediterraneo, affetta da numerose variabilità. Ma con i nuovi modelli elaborati in questo progetto abbiamo iniziato una nuova fase di ricerche, caratterizzate da una maggiore potenza previsionale, base necessaria per politiche di adattamento e mitigazione davvero efficaci”.

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Annoto e ripeto.

900 millilitri di acqua, 10 grammi di tè nero, 100 grammi di zucchero, 100 millilitri di kombucha fermentato, uno SCOBY, un barattolo.

La verità è che avrei voluto ordinare una pizza.