fbpx Trottole celesti | Page 2 | Scienza in rete

Trottole celesti

Read time: 2 mins

Gran bel colpo di AGILE e di un nutrito team di ricercatori quasi tutti italiani: la recentissima pubblicazione relativa alla pulsar della Vela ha tutte le carte in regola per segnare una tappa fondamentale nello studio di queste trottole celesti e nella identificazione di una misteriosa classe di sorgenti gamma.
AGILE (acronimo per Astro-rivelatore Gamma a Immagini LEggero) è l'osservatorio orbitante italiano per lo studio delle sorgenti di radiazione gamma. Lanciato il 23 aprile 2007, ha sempre mostrato una certa simpatia per la pulsar della Vela, non tanto perché è stato il primo oggetto inquadrato dai suoi sensori, ma perché l'emissione gamma di questo oggetto celeste è la più intensa rilevabile in cielo.
Il team di astronomi (una settantina) coordinati da Alberto Pellizzoni (Osservatorio di Cagliari) ha analizzato accuratamente i segnali radio e gamma provenienti dalla pulsar e, grazie a una particolare e innovativa tecnica messa a punto dagli astrofisici di AGILE, è riuscito a svelare gli immediati dintorni della stella. E' stata così individuata per la prima volta una nebulosità gamma estesa, una sorta di bolla che avvolge la pulsar. Ai confini di questa bolla, alimentata dal vento di particelle emesso dalla pulsar, le particelle interagiscono con il gas interstellare producendo l'intensa radiazione gamma raccolta da AGILE.
Inevitabile a questo punto chiedersi se diverse sorgenti gamma della nostra Galassia non ancora identificate non possano in realtà nascondere al loro interno una pulsar come quella della Vela. Si potrebbe finalmente archiviare uno dei più intriganti misteri astrofisici degli ultimi trent'anni.

Fonti: Science Express; INAF

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).

 

Giovedì 16 luglio, la procura di Genova ha pubblicato la sentenza del processo di primo grado per il crollo del viadotto Polcevera, anche noto come “Ponte Morandi”, un ponte strallato in calcestruzzo armato precompresso inaugurato nel 1967, lungo 1182 metri, che collegava Genova a Savona scavalcano il torrente Polcevera e alcuni quartieri di Genova situati nella valle.