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Trastuzumab dopo la chemio

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Se il cancro al seno è avanzato localmente oppure di tipo infiammatorio, e positivo per il marcatore HER-2, non conviene accontentarsi della consueta chemioterapia neoadiuvante, cioè fatta prima dell'intervento chirurgico. Se oltre a quella, la donna assume per un anno il trastuzumab, l’anticorpo monoclonale che attacca la proteina HER-2 in maniera mirata, significa aumentare dal 56 al 71 per cento le possibilità di sopravvivere senza recidive nei tre anni successivi. Lo studio NOAH, coordinato da Luca Gianni dell’Istituto dei tumori di Milano, che ha confrontato più di un centinaio di donne sottoposte alla cura aggiuntiva con trastuzumab con altrettanti controlli, ha dimostrato inoltre che il trattamento, nonostante la sua nota cardiotossicità, è stato in genere ben tollerato. Si sono infatti verificati solo due casi di scompenso cardiaco che hanno comunque risposto bene alle cure.

Lancet 2010; 375: 377

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Senologia

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Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
 

Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.