fbpx Trasporti eccezionali in tilt | Page 9 | Scienza in rete

Trasporti eccezionali in tilt

Read time: 1 min

Non basta che i geni siano quelli giusti e che la loro espressione sia adeguata. Le proteine vanno poi assemblate e trasportate, tra i vari comparti della cellula e talvolta anche fuori. Le fibrille di pro collagene necessarie per la formazione del collagene di tipo II per esempio, indispensabile per la matrice della cartilagine, sono troppo grosse per essere trasportate fuori dal reticolo endoplasmatico dei condrociti con le normali vescicole adibite a questo scopo. Occorre una sorta di trasporto eccezionale. Ma perché queste vescicole giganti crescano a sufficienza per inglobarle e portarsele via è indispensabile l’intervento di una proteina, chiamata sedlina, che ne impedisce la chiusura prima che abbiano raggiunto le dimensioni richieste. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori italiani guidati da Antonella De Matteis dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli. Il lavoro, pubblicato su Science, spiega il meccanismo alla base della displasia spondiloepifisaria tardiva, una malattia rara caratterizzata da bassa statura e anomalie scheletriche accompagnate da un’artrosi precoce, in cui era stato individuato sul cromosoma X un difetto del gene che codifica appunto per la sedlina. Come sempre, in questi casi, si spera che il passo successivo possa essere la ricerca di una cura per questa patologia per la quale finora non esiste un trattamento specifico.

Science, 28 settembre 2012

Autori: 
Sezioni: 
Telethon

prossimo articolo

La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.

Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.