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Il "tappeto magico"

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Non potrà volare, come nella mitologia persiana e araba, ma il prototipo di tappeto creato da un gruppo di ricercatori della University of Manchester ha certamente qualcosa di magico. L'oggetto, presentato alla conferenza Photon 12, il noto meeting di ottica nel Regno Unito, è infatti in grado di rilevare quando qualcuno vi è caduto sopra o il passaggio di un estraneo o un intruso. Un sottile strato di fibre ottiche crea una mappa in due dimensioni, che viene distorta quando il tappeto viene calpestato. Alcuni sensori trasmettono le informazioni a un computer in grado di analizzare e modellizzare i singoli passi. Quando viene riscontrato un cambiamento, per esempio dovuto alla presenza di un corpo disteso e immobile in seguito a una caduta, scatta un allarme sonoro e viene inviato un avviso a chi potrebbe fornire assistenza. Attraverso il monitoraggio dei passi nel corso del tempo, il sistema può anche registrare il modo di camminare delle persone e individuare eventuali cambiamenti, tipici dell'insorgere di problemi di mobilità negli anziani. Il sistema è progettato per essere versatile e, utilizzando sensori differenti, potrebbe facilmente segnalare perdite chimiche o incendi. 

Le nostre case stanno diventando sempre più intelligenti, confortevoli e sicure. Molto presto potremo monitorare, misurare e analizzare in tempo reale tutto ciò che ci circonda, rendendo l'interazione uomo-macchina sempre più stringente. Il cosiddetto ubiquitous computing, permetterà di integrare l'elaborazione delle informazioni  interamente all'interno degli oggetti e delle attività di tutti i giorni. La domotica, la disciplina interdisciplinare che studia e applica le nuove tecnologie informatiche ed elettroniche con lo scopo di migliorare la qualità della vita negli ambienti antropizzati, ci permetterà di vivere più comodamente e in totale sicurezza, risparmiando il tempo per lo svolgimento delle mansioni più comuni e riducendo sensibilmente il consumo di energia.

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I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.

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