fbpx I suoni della Belle Époque | Page 2 | Scienza in rete

I suoni della Belle Époque

Primary tabs

Read time: 2 mins

Avete mai pensato di poter rivivere l’atmosfera dell’Esposizione Universale di Parigi del 1889, quella per cui fu costruita la torre Eiffel? Grazie al lavoro di Patrick Feaster, ricercatore all’Indiana University di Bloomington, Stati Uniti, e dei colleghi della FirstSounds potrà probabilmente diventare possibile, almeno per quanto riguarda i suoni, come racconta Science nel numero del 20 gennaio 2012.

Il progetto di Feaster e soci, concepito nel 2007 davanti a una birra in un ristorante italiano dell’Illinois, era di riscoprire e far suonare i più antichi documenti sonori prodotti. Gettandosi in una vera “caccia al tesoro” tra dischi tenuti assieme con il fil di ferro e vecchi cilindri cerati, il gruppo si imbatté in alcune carte vergate di segni simili a elettrocardiogrammi, utilizzate nel laboratorio di Edison nel 1878 per studiare la riduzione del rumore della ferrovia sopraelevata in costruzione a Manhattan. Ne fecero scansioni ad alta risoluzione e le inviarono al Lawrence Berkeley National Laboratory, dove furono analizzate con un software apposito dai fisici Carl Haber e Earl Cornell: dopo 133 anni, essi furono i primi a udire nuovamente i brontolii spettrali di un treno di New York di fine Ottocento. Allo stesso modo ripresero vita una ninna nanna francese, Au claire de la lune, registrata nel 1860, e alcune prove sperimentali eseguite nel laboratorio in cui lavorava Alexander Bell.

Fra i prossimi lavori in cantiere alla FirstSounds c’è la riproduzione di alcuni cilindri di cera ritrovati allo Smithsonian Institution’s National Museum of American History, uno dei quali reca l’iscrizione “Violino registrato su Torre Eiffel, 6 novembre 1889”. “Le condizioni dei cilindri sembrano promettenti”, afferma David Giovannoni, uno dei colleghi di Feaster. Ci vorrà tempo e pazienza, ma fra non molto potremo davvero chiudere gli occhi e immaginare di essere a Parigi nel pieno della Belle Époque.

Ai seguenti link è possibile ascoltare alcuni suoni recuperati:
Au claire de la lune;
rumore della ferrovia sopraelevata in costruzione a Manhattan;
riproduzione di uno dei cilindri di cera.

Autori: 
Sezioni: 
Suono

prossimo articolo

Philadelphia, quando un cromosoma diventa un test

cromosoma philadelphia al microscopio

Dalla scoperta del cromosoma Philadelphia nel 1960 all’identificazione del gene di fusione BCR::ABL1, la ricerca sulla leucemia mieloide cronica ha accompagnato alcune delle più importanti svolte dell’oncologia moderna. Un percorso che ha trasformato un’anomalia osservata al microscopio in un bersaglio terapeutico e in un biomarcatore misurabile nel sangue. Oggi il monitoraggio molecolare consente di valutare con precisione la risposta ai farmaci e, in pazienti selezionati, persino di considerare la sospensione della terapia: è un esempio emblematico di come la medicina di precisione possa cambiare la storia di una malattia.

Immagine di copertina: ripresa al microscopio che mostra il riarrangiamento del cromosoma Philadelphia. Crediti: Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 3.0

Nel 1960, Peter Nowell e David Hungerford scoprirono un'alterazione genetica decisiva per la medicina oncologica: studiando i cromosomi delle cellule di persone affette da leucemia mieloide cronica (LMC), i due ricercatori notarono la presenza di un cromosoma insolitamente piccolo.