fbpx Spinoza Prize a Xander Tielens | Page 27 | Scienza in rete

Spinoza Prize a Xander Tielens

Primary tabs

Read time: 2 mins

Assegnato dalla Netherland Organization for Scientific Research (NWO) il prestigioso Premio Spinoza a Xander Tielers, astronomo e docente di fisica e chimica dello spazio presso l'Università di Leiden.

Istituito nel 1995, lo Spinoza Prize è il più alto riconoscimento scientifico olandese. Viene assegnato a non più di quattro scienziati ogni anno che si sono distinti per i loro lavori di ricerca. A ciascun vincitore spettano due milioni e mezzo di euro, sia come riconoscimento per il lavoro svolto, sia come concreto incentivo alla ricerca nel rispettivo campo di competenza.

Xander Tielens è l'astronomo in attività nei Paesi Bassi con il più elevato numero di citazioni nei lavori scientifici. Il suo campo di studio è quello relativo agli idrocarburi policiclici aromatici (PAH), la polvere e i ghiacci interstellari e le cosiddette regioni di fotodissociazione, regioni dell'universo in cui l'intensa radiazione stellare disintegra le molecole presenti.

Tielens è stato tra i primi a riconoscere il ruolo delle grandi molecole nello spazio interstellare, una componente molto importante per la piena comprensione delle origini e dello sviluppo del nostro universo. E' inoltre coinvolto nello sviluppo e nell'utilizzo di strumentazioni d'avanguardia, quali il telescopio infrarosso SOFIA e il satellite europeo Herschel.

Nei giorni scorsi erano già stati resi noti i nomi degli altri vincitori dello Spinoza Prize 2012: Mike Jetten, docente di microbiologia della Radboud University, Ieke Moerdijk, docente di algebra e topologia della Radboud University e Annemarie Mol, docente di antropologia dell'Università di Amsterdam. La cerimonia ufficiale della consegna del premio avrà luogo il prossimo 7 settembre.

NWO - Leiden University

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Premi

prossimo articolo

Un batterio che sopravvive all'impatto su Marte può viaggiare nello spazio?

Un nuovo studio della Johns Hopkins mostra che il batterio Deinococcus radiodurans sopravvive a pressioni paragonabili a quelle di un'espulsione di corpi rocciosi dalla superficie marziana. Questo risultato può avere implicazioni per le politiche di protezione planetaria, ma rappresenta solo una tappa verso la comprensione di se e come la vita microbica potrebbe sopravvivere a un viaggio interplanetario.

Nell'immagine di copertina: elaborazione della fotografia al microscopio elettronico di di D. radiodurans (da Wikimedia Commons, pubblico dominio)

Gli impatti di corpi celesti come asteroidi o comete evocano l’idea di forze dalla potenza capace di modellare superfici di pianeti o provocare estinzioni di specie. Collegarli alla vita può essere meno intuitivo, eppure questi eventi possono generare ambienti potenzialmente abitabili nei crateri che lasciano, o trasportare molecole organiche da un corpo celeste all’altro. Chiedersi se la vita stessa possa sopravvivere a un impatto è un passo ulteriore, con conseguenze dirette per le politiche di protezione planetaria che regolano le attività umane nello spazio.