fbpx Sopravvissute all'era glaciale | Page 75 | Scienza in rete

Sopravvissute all'era glaciale

Primary tabs

Read time: 2 mins

Contrariamente a quanto ritenuto finora, uno studio dimostra che, durante l'ultima glaciazione, nelle regioni scandinave vi furono nicchie naturali nelle quali alcune specie di conifere poterono sopravvivere e da lì diffondersi nuovamente nel territorio all'epoca del disgelo.

La ricerca, pubblicata su Science, è il risultato di un paziente lavoro di confronto tra il DNA di alcune specie di conifere attuali e quello proveniente da sedimenti lacustri e appartenente ad alberi molto più antichi. I ricercatori, coordinati dall'italiana Laura Parducci (Università di Uppsala), hanno scoperto che non tutte le attuali conifere scandinave provengono da un unico ceppo, dunque è necessario ipotizzare che durante l'ultima glaciazione, conclusasi 9000 anni fa, alcune specie riuscirono a sopravvivere al gelo e si affiancarono alle nuove specie provenienti dal sud ripopolando la regione. L'idea corrente che le attuali foreste scandinave siano unicamente da ricondurre alla migrazione di specie provenienti dalle regioni più temperate deve pertanto essere abbandonata.

Due in particolare le regioni norvegesi che si sono mostrate davvero interessanti, autentici rifugi contro la glaciazione: l'isola di Andøya e la regione di Trøndelag nella Norvegia centrale. Qui i ricercatori hanno trovato prove schiaccianti che le condizioni ambientali hanno permesso alle conifere di prosperare per migliaia di anni nonostante il clima proibitivo dell'era glaciale.

Come sottolinea Inger Greve Alsos (Tromsø University Museum), componente del team di ricerca, la scoperta potrebbe avere un risvolto economico. Finora, infatti, le differenti caratteristiche riscontrate tra gli abeti scandinavi venivano imputate unicamente alle proprietà dei singoli alberi. Ora appare evidente che tali caratteristiche sono il frutto di una precisa storia genetica e sono scritte nei diversi DNA. A seconda delle caratteristiche di cui ha bisogno, dunque, la fiorente industria del legname comincerà a valutare con cura quali specie impiegare.

Università di Copenhagen

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Indice: 
Botanica

prossimo articolo

La Cop30 del popolo che esclude il popolo: le contraddizioni di Belém

foresta amazzonica

Ospitare la Cop30 nella città amazzonica di Belém è una scelta simbolica potente: riconosce che il futuro del pianeta si gioca anche nelle regioni periferiche e nei territori del Sud globale. Ma tra infrastrutture insufficienti, alloggi inaccessibili e costi proibitivi, la “Cop del popolo” rischia di diventare la più esclusiva di sempre. E, sullo sfondo, il paradosso di un Brasile che parla di transizione ecologica mentre autorizza nuove trivellazioni nel bacino amazzonico.

Ospitare la trentesima conferenza Onu sul clima, la Cop30, in una città amazzonica – Belém, nello stato brasiliano di Pará – è un gesto politico potente: significa riconoscere che il futuro del pianeta si decide anche, e forse soprattutto, nelle regioni periferiche, tra i popoli e le culture non occidentali, negli ecosistemi ricchi di biodiversità, sulle sponde dei fiumi.