fbpx Si dimette la commissione | Scienza in rete

Si dimette la commissione

Primary tabs

Read time: 2 mins

L'ufficio di presidenza della Commissione nazionale Grandi Rischi ha rassegnato le dimissioni questa mattina al presidente del Consiglio Mario Monti. Il dipartimento della Protezione Civile rende noto che il presidente Luciano Maiani, il presidente emerito Giuseppe Zamberletti e il vicepresidente Mauro Rosi lasciano l'incarico dopo la sentenza finale del processo in cui erano imputati per le conseguenze della mancata informazione sul rischio sismico nel 2009. Il direttore dell'Ufficio rischio sismico e vulcanico del Dipartimento della Protezione Civile Mauro Dolce, verrà assegnato ad altro incarico alla conclusione dell'iter amministrativo previsto.

Maiani ha deciso di dimettersi per "l'impossibilità che la commissione Grandi Rischi possa lavorare serenamente e offrire pareri di alta consulenza scientifica allo Stato in condizioni così complesse" e per non intravedere "condizioni per lavorare serenamente".

Non mancano le reazioni alla notizia della condanna a 6 anni per gli imputati dal mondo scientifico. Shinichi Sakai, professore associato dell'Earthquake Research Institute di Tokyo, dichiara "Se fosse stato io lì avrei detto le stesse cose, dal momento che non è possibile stabilire quando può verificarsi una forte scossa sismica". In Giappone, dove la notizia ha avuto un grande rilievo considerando anche l'esperienza dello tsunami e per il record del 20% di scosse superiori a 6 gradi di magnitudo in tutto il mondo, non ci sono mai stati processi simili.
Sakai ha ricordato, inoltre, che "in Giappone le previsioni  dei terremoti sono considerate attualmente molto difficili, come ha del resto ribadito l'ultima e recente riunione della Seismological Society of Japan".

Autori: 
Sezioni: 
Grandi Rischi

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.