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Sì del Senato alla Riforma

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Passa al Senato con 152 sì, 94 no e 1 astenuto la riforma dell'Università, il ddl Gelmini.
Fra i punti salienti, la riforma pone un tetto di otto anni per la carica di rettore, con possibilià di essere sfiduciati; introduce figure esterne nel Consiglio di amministrazione delle università; taglia il numero delle facoltà (massimo 12 per Università); pone nuove regole di distribuzione delle risorse in base la merito e l'efficienza degli atenei; istituisce l'abilitazione nazionale per docenti ordinari e associati; introduce la tenure track per i ricercatori (contratto a tempo determinato per 3-5 anni poi, se giudicato valido, conferma con assunzione come associato) abbassando l'età in cui possono diventare ordinari (dai 38 ai 30 anni). I docenti dovranno dedicare almeno 350 ore all'insegnamento e servizio per gli studenti e da questi saranno valutati. Non passa invece il pensianamento anticipato, che resta fissato a 70 anni (e 68 per gli associati). Per gli studenti meritevoli borse di studio e prestiti d'onore con tassi bassissimi.

"L'università" ha commentato soddisfatto il ministro Gelmini "sara' piu' meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl segna la fine delle vecchie logiche corporative: sara' premiato solo chi se lo merita''.

Per i criteri di finanziamento dei progetti di ricerca passa l'emendamanto di Ignazio Marino che istituisce la valutazione dei pari. "La procedura prevede che a valutare i progetti siano dei comitati composti per almeno un terzo da professionisti operanti all'estero, in modo da garantire quanto più possibile l'obiettività del giudizio. Basta con i fondi ottenuti da figli e parenti dei baroni o dagli amici degli amici!" ha commentato Marino.

La sintesi del DDL del Corriere della Sera

Il testo del ddl e degli emendamenti

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Università

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