Se durante la replicazione del DNA, invece di nucleotidi contenenti desossiribosio, vengono incorporati per errore nucleotidi contenenti ribosio, cioè i normali costituenti dell’RNA, quel semplice atomo di ossigeno in più può fare molti danni: rende instabile la molecola, danneggia i cromosomi e, se non si corre subito ai ripari, può portare a morte la cellula. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano guidati da Paolo Plevani e Marco Muzi Falconi ha scoperto che, oltre a un primo livello di guardia, costituito dall’enzima RNasi H, esiste un altro sistema di protezione, una particolare DNA polimerasi che riesce in qualche modo a scavalcare l’ostacolo e proseguire la duplicazione del DNA nonostante la presenza dei ribonucleotidi. Ciò permette di evitare la morte della cellula, ma non impedisce che vi si accumulino danni. La scoperta, ottenuta grazie ai finanziamenti di MIUR, AIRC e Telethon, ha importanti implicazioni per lo studio dei tumori, spesso associati a stress nella replicazione del DNA, ma anche per la comprensione della patogenesi di una rara e ancora poco conosciuta malattia genetica, la sindrome di Aicardi-Goutières, causata da mutazioni nei geni codificanti per l’RNasi H
Se l’RNA ci mette il becco
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Afghanistan, lo sguardo miope (e colpevole) dell'Occidente

Cinque anni dopo il ritorno dei talebani, l'Afghanistan resta terra di repressione sistematica e collasso sanitario, aggravato dai tagli USAID. Mentre la Corte penale internazionale è sotto attacco e l'Europa negozia rimpatri con un regime che non riconosce, la resistenza delle donne afghane, dalle scuole clandestine di Herat alle dottoresse rimaste sul campo, continua a chiedere al mondo di non guardare altrove.
U.S. Marine Corps foto del sergente Victor Mancilla - Wikimedia Commons
Il 15 agosto i media hanno ricordato e, in qualche misura celebrato, il quinto anniversario della nuova presa di potere dei talebani a Kabul. Ma, a mio parere, l'immagine che racconta davvero il cambio di regime non è quella della vittoria dei miliziani entrati nel palazzo presidenziale, ma quella dei giorni successivi, all'aeroporto Hamid Karzai, con la folla afghana schiacciata contro le reti, i bambini passati di mano in mano oltre il filo spinato verso sconosciuti in uniforme, nella speranza che almeno loro avessero un futuro.