fbpx Se le macchie ingannano | Page 2 | Scienza in rete

Se le macchie ingannano

Primary tabs

Read time: 1 min

Fin dalla loro scoperta le macchie solari sono state un comodo indicatore dell'attività della nostra stella. Le ultime indagini, però, suggeriscono che basarsi unicamente sul numero delle macchie per individuare il minimo di attività del Sole potrebbe portare fuori strada.

Sarah Gibson (National Center for Atmospheric Research) e altri ricercatori, infatti, hanno appena pubblicato (Journal of Geophysical Research - Space Physics) uno studio in cui hanno valutato l'attività solare esaminando gli effetti dei turbolenti campi magnetici trasportati dal vento solare quando si scontrano con la fascia di radiazioni che avvolge e protegge la Terra. Le osservazioni raccolte nel 2008 con l'attività solare al minimo - così almeno suggeriva la totale assenza di macchie - sono state poi messe a confronto con analoghe misurazioni effettuate nel 1996 in occasione del precedente minimo solare. E' così emerso che nel 2008 la fascia di radiazioni del nostro pianeta ha sperimentato un flusso energetico almeno tre volte maggiore di quello del 1996.

Che non basti l'assenza di macchie per identificare il minimo solare non è un elemento trascurabile. Sarà anzi doveroso tenerne conto non solo nelle previsioni di possibili tempeste magnetiche altamente rischiose per astronauti e satelliti, ma anche nell'interpretazione di dati geologici che ci raccontano dell'attività del Sole in epoche passate.

Fonti: UCAR/NCAR- Journal of Geophysical Research - Space Physics

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

La multa non basta: Meta patteggia, ma gli algoritmi restano intatti

adulto e bambini che guardano lo smartphone

Il maxi patteggiamento di Meta con gli Stati americani introduce limiti d'uso per la popolazione adolescente, ma lascia intatti gli algoritmi che catturano l’attenzione e riguarda solo gli Stati Uniti. Vietare non basta: servono regole più ampie, un'informazione libera e indipendente e una comunità educante (famiglie, scuola, pediatri) capace di accompagnare ragazzi e ragazze nell'uso dei device. Da qui l'idea di un bugiardino digitale, come per i farmaci.

Foto di Vitaly Gariev su Unsplash

La società Meta, che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, è stata chiamata in giudizio da 29 Stati americani con l'accusa di aver progettato le proprie piattaforme in modo da favorire un uso compulsivo da parte di bambini e adolescenti, con possibili conseguenze sulla loro salute. Sono 47, in realtà, gli Stati americani (più il distretto di Columbia) che hanno intrapreso azioni legali contro Meta, ma il nucleo principale dell'azione legale è stato portato avanti da 29 Stati.