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Il cosiddetto social networking sta facendo la differenza nella sollevazione iraniana contro i risultati elettorali che hanno confermato al potere Almadinejad. Nell'occhio della censura sono soprattutto Youtube e Twitter. L'importanza di questo secondo network di microblogging è stato ratificato in qualche modo da una insolita richiesta fatto al cofondatore di Twitter, Jack Dorseey, da parte del giovane funzionario del Dipartimento di Stato statunitense Jared Cohen: se era possibile ritardare la consueta manutenzione del sito, che avrebbe tagliato per alcune ore il flusso ormai ininterrotto e inarrestabile di messaggi e filmati dall'opposizione iraniana. Il regime fa di tutto per tagliare la strada a questo e altri siti di social networking, ma gli iraniani si sono ormai smaliziati e, come riferisce l'inchiesta del New York Times, riescono a bypassare le censure con siti proxy. Il giornalismo civico dei new media impazza in queste ore in Iran: la BBC riceve circa 5 video al minuto girati da dilettanti, e non mancano i siti di controinformazione come Persianwiki. Un giornalismo libero, a costo della vita.

Fonte: U.S. Steps Gingerly Into Tumult in Iran, New York Times, 17 June 2009

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