fbpx Radiocarbonio più preciso | Scienza in rete

Radiocarbonio più preciso

Read time: 2 mins

Ormai da decenni il metodo di datazione al radiocarbonio viene utilizzato con successo da archeologi, geologi e quant'altri hanno la necessità di collocare un evento in un momento cronologico il più possibile preciso. Il guaio maggiore di questo metodo sta nel fatto che l'ammontare di carbonio 14 in atmosfera - elemento chiave del metodo - presenta fluttuazioni che rischiano di compromettere il risultato finale.

La datazione, infatti, si fonda sulla misurazione del decadimento radioattivo di questo elemento: valutando quanto ne rimane nei tessuti che un tempo l'avevano inglobato (assorbendolo dall'anidride carbonica atmosferica) porta a stabilire quanto tempo fa è cessato tale assorbimento, in altre parole quando il tessuto ha cessato di vivere.

Indispensabile, dunque, poter contare su curve di calibrazione che tengano conto delle variazioni in atmosfera della disponibilità di carbonio 14. Si tratta di una calibrazione delicata e complessa che chiama in causa e si armonizza con tutti gli altri metodi di datazione.

Dagli anni Ottanta il gruppo di ricerca INTCAL è al lavoro per affinare l'attendibilità del metodo estendendo quanto più possibile il suo intervallo di validità e nei giorni scorsi ha pubblicato sulla rivista specializzata Radiocarbon una nuova curva di calibrazione. Non solo con la nuova calibrazione, chiamata INTCAL09, ora si riesce a coprire un'epoca di 50 mila anni - la precedente curva pubblicata nel 2004 si estendeva fino a 26 mila anni fa - ma promette di essere anche molto più accurata.

Non si tratta, comunque, dell'ultima parola in materia. Il team, infatti sta già lavorando alla prossima edizione, prevista per il 2011.

Fonti: Science Now; Radiocarbon

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.