fbpx Quattro strane galassie rosse | Page 2 | Scienza in rete

Quattro strane galassie rosse

Primary tabs

Read time: 1 min

Scoperte grazie all'osservatorio orbitante infrarosso Spitzer quattro galassie estremamente rosse che potrebbero rappresentare gli stadi iniziali della formazione delle galassie un miliardo di anni dopo il Big Bang.

La vista acuta del telescopio Hubble non era riuscita a scorgerle, ma non sono sfuggite agli strumenti infrarossi di Spitzer: le quattro galassie, infatti, sono 60 volte più brillanti nell'infrarosso che non alle lunghezze d'onda operative di Hubble. Difficile dire perché queste quattro galassie, che appaiono fisicamente legate tra loro, siano così rosse. Potrebbe essere la polvere che le avvolge, oppure il fatto che le stelle che le compongono siano in gran parte vecchie e rosse, oppure ancora che questi sistemi stellari risiedano nelle remote profondità del cosmo e il loro arrossamento sia di natura cosmologica. L'unica cosa certa è che finora non ne erano mai state osservate di questo tipo.

Jiasheng Huang (Center for Astrophysics) e collaboratori, autori dello studio pubblicato su Astrophysical Journal, propendono per l'arrossamento dovuto alla loro enorme distanza. Le quattro galassie, cioè, sarebbero esemplari delle primissime galassie formatesi dopo il Big Bang: da esse, attraverso reciproche interazioni, si sarebbero poi formate tutte le altre. Uno scenario apparentemente confermato da alcuni indizi dai quali emergerebbe che due delle quattro starebbero proprio interagendo tra loro.

Maggiori conferme si attendono dalla precisa determinazione del loro red shift, possibile solamente attraverso delicate misurazioni da terra già pianificate.

CfA

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Google vuole portare i data center nello spazio

disegno della Terra vista dallo spazio con una fascia di piccoli satelliti

I data center necessari all’intelligenza artificiale consumano enormi quantità di energia e acqua e incontrano una crescente opposizione nelle comunità che dovrebbero ospitarli. Così, la soluzione immaginata dai giganti tecnologici è spostare almeno una parte della potenza di calcolo in orbita, sfruttando l’energia continua del Sole: Google si prepara a sperimentare chip per l’AI nello spazio, primo passo verso costellazioni di satelliti capaci di funzionare come un gigantesco data center. Ma restano problemi tecnici, costi enormi e nuovi interrogativi ambientali.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Pochi argomenti suscitano la contrarietà di tutti i partiti politici come la costruzione di nuovi data center. Benché siano un'infrastruttura necessaria per lo sviluppo della'AI, che viene considerata strategica a tutti gli effetti, gli abitanti delle aree interessate non li vogliono nel modo più assoluto. Sono strutture che, per funzionare, necessitano di enormi quantità di energia elettrica accoppiata ad altrettanta acqua, utilizzata per raffreddare i circuiti.