fbpx Quattro pianeti e un enigma | Page 2 | Scienza in rete

Quattro pianeti e un enigma

Primary tabs

Read time: 2 mins

La scoperta di un quarto pianeta in orbita intorno alla stella HR 8799 mette in difficoltà i planetologi che devono spiegare come abbia fatto a formarsi un simile sistema planetario.
La stella, distante dalla Terra 129 anni luce, era già salita agli onori della cronaca con i suoi tre pianeti, tutti quanti almeno cinque volte più massicci di Giove, un paio di anni fa. Allora finì sulle pagine di Science perché gli astronomi, per la prima volta, erano riusciti a catturare in una immagine un'intera famiglia planetaria. Con la scoperta di un quarto pianeta – gigante anch'esso – annunciata nei giorni scorsi su Nature dal team di Christian Marois (Herzberg Institute of Astrophysics – Canada) la famiglia di HR 8799 diventa più numerosa, ma questo crea qualche grattacapo agli astronomi.

A causa di questa nuova scoperta diventa infatti molto problematico spiegare come un simile sistema possa essersi formato. I tre pianeti più distanti rendono di fatto improponibile il modello per accrescimento delle polveri (ci vorrebbe troppo tempo), mentre la presenza del quarto pianeta in orbita troppo ravvicinata al suo sole non permette di chiamare in causa il meccanismo di instabilità del disco di gas e polveri (il calore della stella impedisce il collasso). Un vero enigma da decifrare, insomma

Su una cosa, però, gli scopritori non hanno dubbi: la reciproca azione gravitazionale dei quattro pianeti giganti è una minaccia davvero seria per la stabilità della famiglia di HR 8799.

UCLA

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Gli Stati Uniti si sfilano dalle agenzie di cooperazione e ricerca globale

Mercoledì 7 gennaio Trump ha annunciato con un memorandum il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, incluse le principali piattaforme di cooperazione scientifica sul clima, biodiversità, migrazione e salute globale. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che queste istituzioni sono «ridondanti, mal gestite, inutili, dispendiose, monopolizzate da interessi con agende contrarie alle nostre». I danni del ritiro statunitense sono enormi perché minano alla radice il multilateralismo e la cooperazione scientifica internazionale.

Mercoledì 7 gennaio 2026, mentre il Congresso discuteva gli stanziamenti 2026 per le agenzie scientifiche federali (vedi articolo di Patrizia Caraveo), la Casa Bianca ha firmato un memorandum presidenziale che segna forse il punto di non ri