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Quando l'alieno sbarca al porto

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Determinano alterazioni profonde degli ecosistemi e minacciano direttamente un quinto dei vertebrati già in pericolo di estinzione su scala globale: sono le specie alloctone invasive, introdotte dall’uomo e sempre più pericolose per la biodiversità. Un prezzo alto per l’ambiente, ma non solo. Questo fenomeno, nella sola Europa, determina perdite per oltre 12 miliardi di euro l’anno. 

In che modo queste specie, vegetali e animali, vengono introdotte in habitat di norma a loro estranei? L’analisi dei vettori di introduzione evidenzia il ruolo cruciale svolto dalle immissioni accidentali di invertebrati terrestri e specie marine, che si spostano lungo le rotte commerciali che collegano l’Europa con il resto del mondo. Le sole acque di zavorra veicolano il 21% delle specie marine alloctone registrate nel Mediterraneo ed è nei porti, infatti, che queste vere e proprie invasioni biologiche hanno luogo. Stesso problema presso gli aeroporti, dove giungono dagli angoli più remoti del Pianeta piante spesso portatrici di parassiti. Le azioni per ridurre l’impatto del fenomeno sono ancora allo studio dell’Unione Europea. In attesa di una direttiva ad hoc, i Paesi che si affacciano sul Mare nostrum devono comunque fare i conti con un’invasione di specie aliene in aumento. Si stima, infatti, che nel periodo 1970 – 2007, in Europa, il fenomeno sia cresciuto del 76%. 

Un nuovo studio, condotto dai ricercatori dell’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale, diretti da Piero Genovesi, e da un team di studiosi dell’International Union for the Conservation of Nature (IUCN) guidati da Riccardo Scalera, ha esaminato le invasioni di mammiferi in Europa dal Neolitico ad oggi, contandone ben 740 e risalendo, in 635 casi, anche alla data di introduzione. 

In alcuni casi, è la domanda commerciale a determinare la presenza di specie presenti in habitat a loro estranei, come nel caso degli animali esotici o destinati all’abbattimento nel corso delle stagioni venatorie. A preoccupare gli studiosi, il fatto che siano soprattutto le specie autoctone a soffrire di queste anomale presenza, molte delle quali, qualora il fenomeno non venisse arrestato, rischierebbero l’estinzione. Altro aspetto tutt’altro che marginale, i pericoli per la salute umana. Si pensi allo scoiattolo siberiano, introdotto come animale domestico nel 1960 in Francia e vettore, a causa delle zecche che ospita, della cosiddetta “malattia di Lyme”.  


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Biodiversità

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