fbpx Il primo in zona abitabile | Page 6 | Scienza in rete

Il primo in zona abitabile

Primary tabs

Read time: 2 mins

Finalmente abbiamo la conferma del primo pianeta extrasolare che orbita nella cosiddetta fascia di abitabilità: la distanza che separa Kepler-22b dalla sua stella gli può permettere di avere sulla sua superficie acqua liquida.

Erano una cinquantina i pianeti potenzialmente in fascia di abitabilità annunciati lo scorso febbraio dal team dell'osservatorio orbitante Kepler. In questi giorni, dopo mesi di accurate osservazioni, i dubbi riguardanti uno di essi sono stati risolti e si ha la certezza che orbiti entro quella sorta di nicchia spaziale.

Kepler-22b è grande due volte e mezzo la Terra e orbita in 290 giorni intorno a una stella di classe spettrale G5, simile al nostro Sole, solamente un po' più piccola e fredda. Il sistema dista dalla Terra 600 anni luce in direzione della costellazione del Cigno. Ancora non si conosce la massa del pianeta né la sua densità e dunque non è proprio possibile stabilire se siamo dinanzi a un pianeta roccioso, liquido o gassoso. L'analisi dell'orbita suggerisce che la sua temperatura dovrebbe aggirarsi tra i 50 e i 10 gradi sotto lo zero, ma secondo i ricercatori la presenza di una atmosfera e del conseguente effetto serra potrebbe portare la temperatura superficiale del pianeta intorno ai 22 °C.

Maggiori dettagli si confida possano giungere da una campagna osservativa dedicata prevista per la prossima estate, quando la posizione sulla volta celeste sarà ottimale per le osservazioni dei più potenti telescopi terrestri.

NASA

Autori: 
Sezioni: 
Planetologia

prossimo articolo

Clima, ambiente e conflitti: implicazioni etiche per la medicina e la garanzia della cura

Disegno ad acquarello del mondo con accanto uno stetoscopio

Cambiamento climatico, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze sono minacce per la salute pubblica in Europa. In parallelo, il deterioramento del contesto geopolitico e l’aumento della spesa militare rischiano di sottrarre risorse alla prevenzione sanitaria, alla mitigazione climatica e al rafforzamento dei sistemi sanitari. I dati epidemiologici indicano che i rischi ambientali sono responsabili in Europa di più di 200.000 morti premature ogni anno, mentre i rischi climatici aumentano in frequenza e intensità. Allo stesso tempo, i conflitti armati e la crescente militarizzazione delle politiche di sicurezza sollevano interrogativi sulle priorità di investimento pubblico. Come possiamo integrare la salute umana nelle strategie di sicurezza europea? Una proposta è adottare un paradigma di sicurezza fondato su salute umana, stabilità degli ecosistemi e cooperazione internazionale. Integrare la salute nelle politiche energetiche, industriali e di sicurezza, insieme alla promozione della sostenibilità dei sistemi sanitari, può contribuire a costruire un modello di governance europea più resiliente ed equo. In questo contesto, la professione medica è chiamata a svolgere un ruolo etico e civico nel promuovere politiche orientate alla tutela e al diritto alla salute e alla garanzia della cura.

Immagine di copertina generata con ChatGPT
 

Negli ultimi decenni, il concetto di sicurezza ha subito una profonda trasformazione. Tradizionalmente associata alla difesa militare degli Stati e alla protezione dei confini nazionali, oggi la sicurezza include dimensioni economiche, energetiche, ambientali e sanitarie.