fbpx Prevenire col tabacco | Page 2 | Scienza in rete

Prevenire col tabacco

Primary tabs

Read time: 2 mins

Da principale bersaglio dei programmi di prevenzione contro il cancro e le malattie cardiovascolari, il tabacco potrebbe diventare una risorsa contro la diffusione dell’AIDS: queste piante possono infatti essere modificate geneticamente in modo da produrre un anticorpo che sembra in grado di neutralizzare la maggior parte dei ceppi noti di HIV. La terapia di prevenzione basata sull’utilizzo di questo anticorpo prevede la realizzazione di un preparato, come per esempio una pomata, da utilizzare a livello vaginale per bloccare il virus impedendo l’infezione.

Nel giugno 2011 all’Università del Surrey, nel Regno Unito, è iniziata la fase I di sperimentazione clinica dell’anticorpo per valutare la sicurezza del prodotto. Tale fase prevede la somministrazione di differenti dosi di anticorpo a 11 donne sane per escludere ogni ipotetica reazione nociva. I primi risultati di tale sperimentazione saranno disponibili a partire da ottobre 2012.

Produrre questo farmaco biologico inserendo il gene nelle piante di tabacco, invece che in animali o batteri, costa da 10 a 100 volte meno e ci si aspetta che siano altrettanto efficace e sicuro. «Si è così spianata la strada per una regolamentazione europea sull’uso di piante transgeniche per la produzione di molecole di interesse medico» hanno spiegato Linda Avesani e Mario Pezzotti, coordinatore del gruppo di ricerca dell’Università di Verona, che insieme con il CNR e l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), ha portato avanti il progetto Pharma Planta, finanziato dalla comunità europea con un contributo pari a 12 milioni di euro. «È quindi auspicabile che tale prodotto sia solo il primo di una lunga lista di prodotti di interesse farmaceutico prodotti utilizzando piante transgeniche».

http://www.univrmagazine.it/sito/vedi_articolo.php?id=1393

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
AIDS

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.