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Passo d'elefante

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Sapere come classificare il passo di un elefante che ti sta caricando è certo l'ultima delle preoccupazioni, ma questo non toglie che dal punto di vista scientifico possa essere un problema molto interessante. Un problema, però, che non è affatto di semplice soluzione, come testimonia lo studio compiuto da un team di ricercatori coordinati da Joakim Genin appena pubblicato su JEB (Journal of Experimental Biology).

Precedenti analisi dei parametri biomeccanici avevano portato altri ricercatori a concludere che alla loro massima velocità gli elefanti muovono le zampe anteriori come se andassero al passo e quelle posteriori con un tipico movimento di trotto. Le nuove accurate misurazioni eseguite dal team di Genin su un campione di 34 elefanti dell'Elephant Conservation Centre in Tailandia, però, ribaltano quelle conclusioni.

Oltre a lasciarci con un lecito dubbio sulla reale classificazione del passo di carica di un elefante, il nuovo studio sottolinea una particolarità davvero curiosa di questi pachidermi. Il loro moto, infatti, risulta essere tra quelli più economici, con un costo energetico pari a un terzo di quello del moto umano e un trentesimo di quello di un topo. La spiegazione è nelle ridottissime oscillazioni del loro centro di massa, diretta conseguenza del fatto che, mediamente, nel loro cammino gli elefanti mantengono appoggiate al suolo due zampe.

ScienceNow: http://sciencenow.sciencemag.org/cgi/content/full/2010/212/1
JEB: http://jeb.biologists.org/cgi/content/abstract/213/5/694

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edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.