Un gruppo di ricercatori italiani finanziati da Telethon ha scoperto che il gene RTN2 per il reticulone 2, una proteina importante per assicurare una forma corretta al reticolo endoplasmatico, è coinvolto in una rara malattia neurodegenerativa, la paraplegia spastica ereditaria. Questa condizione, che colpisce una persona ogni 10.000, può manifestarsi in due diverse forme: una pura, caratterizzata da spasticità lentamente progressiva e da debolezza muscolare a carico degli arti inferiori, e una complicata, in cui possono essere presenti anche altri disturbi come anomalie della vista, sordità o ritardo mentale. Il gene appena individuato da Antonio Orlacchio, responsabile del laboratorio di Neurogenetica dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma e dai suoi collaboratori, nell’ambito di un’intensa collaborazione multidisciplinare tra importanti centri internazionali, si associa, quando alterato, alla forma pura. «Aver scoperto un nuovo gene responsabile della paraplegia spastica ereditaria ci consentirà d’ora in avanti di diagnosticare con precisione questa forma della malattia a partire dai sintomi clinici e pianificare così gli interventi più adeguati» spiega il ricercatore. «Infine, la proteina codificata dal gene RTN2 potrà rappresentare un bersaglio molecolare per un razionale sviluppo di nuovi farmaci».
Paralisi da reticolo alterato
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Il Nobel 2026 per la fisiologia o medicina premia l’optogenetica, ma la lezione più interessante riguarda l’evoluzione: il pezzo decisivo dello strumento è stato costruito dalla selezione naturale in un’alga e funziona nei neuroni dei mammiferi perché la vita discende da un antenato comune. Ne derivano un argomento per la ricerca di base e una riflessione sul peso degli strumenti nelle scoperte e sui confini tra discipline e premi.
Caenorhabditis elegans Fonte: National Human Genome Research Institute, Public domain, via Wikimedia Commons
Il Nobel 2026 per la fisiologia o medicina a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel, «per le scoperte sui canali ionici attivati dalla luce e sull’optogenetica», viene raccontato come premio alle neuroscienze. In effetti l’optogenetica ha cambiato il modo di studiare il cervello. Però la sua lezione più intrigante riguarda forse altro. Il pezzo decisivo dello strumento premiato non è stato progettato da alcun ricercatore: è stato costruito dalla selezione naturale in un’alga unicellulare.