fbpx Il Pacifico dopo Fukushima | Page 26 | Scienza in rete

Il Pacifico dopo Fukushima

Primary tabs

Read time: 1 min

Lo scorso giugno un team internazionale ha navigato per due settimane nel’Oceano Pacifico raccogliendo campioni d’acqua e di organismi marini. Lo scopo era quello di valutare l’impatto dell’evento-Fukushima: ora sono stati pubblicati i primi risultati.

L’intento di Ken Buesseler (Wood Hole Oceanographic Institution) e della dozzina di altri ricercatori che hanno collaborato al progetto era quello di ottenere una valutazione indipendente del livello di radioattività oceanica imputabile al disastro giapponese del marzo 2011. Uno degli isotopi rilasciati in quell’occasione fu il Cesio-134 che, per il ridotto tempo di dimezzamento (poco più di due anni), è stato impiegato dai ricercatori come marker sicuramente riconducibile a Fukushima. Dal suo confronto con il cesio-137, riconducibile agli esperimenti nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta, è stato possibile quantificare l’entità dell’emissione dei reattori giapponesi.

Nel lavoro, pubblicato sulle pagine di PNAS, Buesseler e collaboratori sottolineano che i livelli di radiazione sono 1000 volte superiori rispetto a quelli presenti prima dell’incidente, anche se restano comunque al di sotto dei livelli d’allarme per l’uomo e gli organismi marini. I valori registrati, infatti, risultano circa un sesto di quelli imputabili a radionuclidi naturali, quali ad esempio il potassio-40. Secondo i ricercatori la fuoruscita di materiale radioattivo da Fukushima costituisce la più grande immissione accidentale di radiazioni nell’oceano mai avvenuta prima d’ora.

Woods Hole Oceanographic

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fukushima

prossimo articolo

Ritorno al focolare: tra estetica, narrativa e progetto politico

illustrazione di donna felice davanti al frigorifero

Dall’estetica tradwife e MAGA al romanzo Yesteryear, fino alle convention americane e alla proposta di voto ponderato di Futuro nazionale: un filo ideologico comune attraversa estetica, cultura pop e proposte legislative. Non si tratta di nostalgia, ma di un progetto preciso: spostare la rappresentanza politica dalla persona alla famiglia, riducendo la cittadinanza delle donne a un attributo del nucleo domestico anziché un diritto personale.

Una pubblicità del frigorifero Frigidaire pubblicata sul The Ladies' Home Journal (1948). Crediti: Wikimedia Commons. Licenza: pubblico dominio

Negli ultimi anni, fenomeni apparentemente distanti: le tradwives e l’estetica MAGA, il Summit 2026 guidato dalla vedova di Charlie Kirk sul “voto familiare”, il successo del romanzo Yesteryear e la proposta italiana di un voto legato al quoziente familiare, stanno componendo un quadro coerente. Un quadro che parla di restaurazione dei ruoli di genere, di rigerarchizzazione della famiglia e di una ridefinizione della cittadinanza che passa attraverso la sottrazione di diritti alle donne.