fbpx Il Pacifico dopo Fukushima | Page 14 | Scienza in rete

Il Pacifico dopo Fukushima

Primary tabs

Read time: 1 min

Lo scorso giugno un team internazionale ha navigato per due settimane nel’Oceano Pacifico raccogliendo campioni d’acqua e di organismi marini. Lo scopo era quello di valutare l’impatto dell’evento-Fukushima: ora sono stati pubblicati i primi risultati.

L’intento di Ken Buesseler (Wood Hole Oceanographic Institution) e della dozzina di altri ricercatori che hanno collaborato al progetto era quello di ottenere una valutazione indipendente del livello di radioattività oceanica imputabile al disastro giapponese del marzo 2011. Uno degli isotopi rilasciati in quell’occasione fu il Cesio-134 che, per il ridotto tempo di dimezzamento (poco più di due anni), è stato impiegato dai ricercatori come marker sicuramente riconducibile a Fukushima. Dal suo confronto con il cesio-137, riconducibile agli esperimenti nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta, è stato possibile quantificare l’entità dell’emissione dei reattori giapponesi.

Nel lavoro, pubblicato sulle pagine di PNAS, Buesseler e collaboratori sottolineano che i livelli di radiazione sono 1000 volte superiori rispetto a quelli presenti prima dell’incidente, anche se restano comunque al di sotto dei livelli d’allarme per l’uomo e gli organismi marini. I valori registrati, infatti, risultano circa un sesto di quelli imputabili a radionuclidi naturali, quali ad esempio il potassio-40. Secondo i ricercatori la fuoruscita di materiale radioattivo da Fukushima costituisce la più grande immissione accidentale di radiazioni nell’oceano mai avvenuta prima d’ora.

Woods Hole Oceanographic

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fukushima

prossimo articolo

Ho 14 anni. Non permetterò a nessuno di dire che è la più bella età della vita

Giovane solitario

In Italia le politiche rivolte agli adolescenti seguono la cronaca invece dei dati. Dall'imputabilità immediata al divieto dei cellulari a scuola, alle politiche sul lavoro, le risposte istituzionali sono parziali e repressive, e non affrontano le cause. Intanto i diritti sanciti dalla Convenzione ONU sull'infanzia e l’adolescenza restano largamente disattesi.

Foto: Eren Li - Pexels

Siamo in attesa non tanto che qualcuno descriva, come fece Paul Nizan in Aden Arabia, il senso di solitudine, le incomprensioni, le difficoltà o la totale mancanza di comunicazione con il mondo degli adulti, ma che qualcuno, come fece Nuto Revelli ne Il mondo dei vinti, raccolga le testimonianze dell’attuale cultura adolescenziale.