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Orbite più gettonate

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Forse spiegato il motivo per cui i pianeti giganti gassosi simili a Giove e Saturno scoperti intorno ad altre stelle sembrano affollarsi in alcune regioni orbitali mentre se ne stanno alla larga da altre.

La soluzione all'enigma è stata presentata da Richard Alexander (University of Leicester) e Ilaria Pascucci (University of Arizona) alla 43a Lunar and Planetary Science Conference e sarà prossimamente pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. I due astronomi hanno evidenziato come finora sia stato trascurato un meccanismo cruciale in azione durante le fasi della gestazione di un sistema planetario. Si tratta della fotoevaporazione, un processo attraverso il quale il flusso di fotoni ad alta energia emessi dalla stella riscalda il gas del disco protoplanetario causando la sua dispersione nello spazio circostante.

Messo in conto anche questo processo in accurate simulazioni numeriche, Alexander e Pascucci hanno notato come esso giochi davvero un ruolo chiave: ripulendo dal gas una fascia a una ben definita distanza dalla stella, la fotoevaporazione finisce col creare una sorta di trappola per i pianeti. Gli astronomi infatti sanno che, prima di raggiungere la loro orbita definitiva, i pianeti giganti migrano dalla loro regione di formazione verso le regioni più interne a causa dell'interazione con il disco di polveri e gas. Quando però raggiungono la fascia ripulita dalla fotoevaporazione si fermano lì. Secondo lo studio, il maggiore affollamento dovrebbe riscontrarsi intorno a 1 unità astronomica di distanza dalla stella.

Il gran numero di sistemi extrasolari che si stanno continuamente scoprendo e la loro analisi potranno senza dubbio fornire un'ulteriore conferma della bontà del modello.

University of Leicester - Research paper (arXiv)

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Astronomia

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Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

virus Nipah al microscopio

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.

In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali.