fbpx Orbite più gettonate | Page 14 | Scienza in rete

Orbite più gettonate

Primary tabs

Read time: 2 mins

Forse spiegato il motivo per cui i pianeti giganti gassosi simili a Giove e Saturno scoperti intorno ad altre stelle sembrano affollarsi in alcune regioni orbitali mentre se ne stanno alla larga da altre.

La soluzione all'enigma è stata presentata da Richard Alexander (University of Leicester) e Ilaria Pascucci (University of Arizona) alla 43a Lunar and Planetary Science Conference e sarà prossimamente pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. I due astronomi hanno evidenziato come finora sia stato trascurato un meccanismo cruciale in azione durante le fasi della gestazione di un sistema planetario. Si tratta della fotoevaporazione, un processo attraverso il quale il flusso di fotoni ad alta energia emessi dalla stella riscalda il gas del disco protoplanetario causando la sua dispersione nello spazio circostante.

Messo in conto anche questo processo in accurate simulazioni numeriche, Alexander e Pascucci hanno notato come esso giochi davvero un ruolo chiave: ripulendo dal gas una fascia a una ben definita distanza dalla stella, la fotoevaporazione finisce col creare una sorta di trappola per i pianeti. Gli astronomi infatti sanno che, prima di raggiungere la loro orbita definitiva, i pianeti giganti migrano dalla loro regione di formazione verso le regioni più interne a causa dell'interazione con il disco di polveri e gas. Quando però raggiungono la fascia ripulita dalla fotoevaporazione si fermano lì. Secondo lo studio, il maggiore affollamento dovrebbe riscontrarsi intorno a 1 unità astronomica di distanza dalla stella.

Il gran numero di sistemi extrasolari che si stanno continuamente scoprendo e la loro analisi potranno senza dubbio fornire un'ulteriore conferma della bontà del modello.

University of Leicester - Research paper (arXiv)

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

ISPRA: quali sono le minacce principali per gli uccelli

Un uccello vola accanto a un cavo elettrico

Un’analisi condotta da ISPRA su 623 esemplari appartenenti a 21 specie, nell’arco di 17 anni, rivela che le morti dell’avifauna provocate dall’essere umano sono quasi il doppio di quelle dovute a cause naturali. Elettrocuzione, collisioni con infrastrutture energetiche e bracconaggio sono le cause principali. La localizzazione dei singoli individui - e quando possibile la causa delle loro morti - è stata consentita dagli strumenti di tracciamento satellitare, diventati nel tempo più piccoli, leggeri e meno costosi. Crediti immagine: Kaitlan Balsam/Unsplash

Dalla gravina di Matera - un profondo canyon nel Parco della Murgia Materana - a Campobello di Mazara sono circa 700 chilometri, se si va via terra. Tra le due località c'è anche lo stretto di Messina. Tra planate e volteggi, i chilometri diventano molti di più. È più o meno questo il percorso che ha fatto, in appena due settimane, una giovane femmina di capovaccaio, come raccontato dai suoi tracciati di monitoraggio. Rilasciata nell'ambito del progetto LIFE Egyptian vulture, è morta dopo sette mesi di vita in libertà in Sicilia a causa di un'infrastruttura elettrica.