fbpx Ombre sul metano di Marte | Page 2 | Scienza in rete

Ombre sul metano di Marte

Primary tabs

Read time: 2 mins

Brutto colpo per chi vedeva nel metano su Marte il possibile segno di attività biologica: uno studio, infatti, riduce drasticamente la quantità di questo gas nell'atmosfera del Pianeta rosso.
La ricerca, pubblicata su Icarus da Kevin Zahnle (NASA Ames Research Center) e collaboratori, spara a zero sulle precedenti pubblicazioni sostenendo che la distribuzione del gas e la sua variazione non sono per nulla plausibili né dal punto di vista fisico né da quello chimico. Il nodo principale è l'eccessiva rapidità, rilevata anche da precedenti ricerche, con la quale il metano viene distrutto nell'atmosfera marziana. Non solo non si conosce nessun meccanismo chimico in grado di fare ciò, ma – ammettendo pure che ve ne sia uno – l'ossidazione del metano finirebbe col privare l'atmosfera marziana di ossigeno nel giro di qualche migliaio di anni. Sarebbe dunque a questo punto necessario trovare un ulteriore processo – anche questo ignoto – in grado di reintegrare l'ossigeno.
E come la mettiamo con le rilevazioni del team di Michael Mumma (NASA Goddard Space Flight Center) pubblicate su Science nel 2009? Secondo Zahnle le misurazioni di Mumma risentirebbero dell'influenza del metano terrestre. Le frequenze delle linee di assorbimento individuate da Mumma e attribuite al metano di Marte potrebbero in realtà essere dovute all'emissione di una particolare forma di metano terrestre contenente Carbonio 13 anziché Carbonio 12, l'isotopo più comune. Questo farebbe crollare le stime dell'abbondanza del metano da 10-60 ppbv (parti per miliardo in volume) a solamente 3 ppbv. Dal canto suo, ovviamente, Mumma sostiene di aver tenuto conto di ogni possibilità e ribadisce che le misurazioni del suo team sono assolutamente affidabili.
Questione decisamente aperta, dunque, sulla quale si spera possa dare una parola decisiva il Mars Science Laboratory, il rover della NASA la cui partenza per Marte è in programma per novembre 2011.

New Scientist

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Morti di calore: la nuova guida dell'OMS per contrastarle

Mentre giugno 2026 mette in ginocchio mezza Europa con temperature da record, blackout e morti, l'Ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità pubblica la seconda edizione della sua guida sui piani caldo-salute. Un documento che, oltre a fotografare una minaccia ormai strutturale, dice cose molto concrete su come proteggersi: dalle regole per usare il ventilatore al ruolo decisivo del verde urbano e dei pannelli solari sui tetti. E in cui la ricerca italiana ha un peso notevole. Immagine generata con Claude.

L'estate del 2026 non era ancora iniziata da un giorno che già si contavano i morti. Attorno al solstizio un'ondata di calore eccezionalmente precoce e intensa ha investito l'Europa occidentale con temperature di 14-18 °C superiori alla media per la fine di giugno. La Francia ha toccato il suo record assoluto di sempre, con 44,3 °C a Pissos, nelle Landes; in Portogallo e nel sud della Spagna si sono raggiunti i 42,7 °C; il Regno Unito ha frantumato il primato di caldo per il mese di giugno, fermo dal 1976, sfiorando i 38 °C.