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Nuovo studio sul cervello

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Nel corso dei prossimi dieci anni, l'Allen Institute for Brain Science di Seattle cercherà di portare a termine un importante progetto che prevede la mappatura e la comprensione dell’area visiva del cervello di topo. La ricerca, che avrà come scopo quello di registrare e identificare tutto ciò che accade nella corteccia celebrale, viene descritta nel numero di Nature di questa settimana. Anche se il progetto si concentrerà sui topi, e su come questi roditori vedono e rispondono agli stimoli visivi, gli scienziati cercheranno di comprendere aspetti fondamentali della funzione cerebrale superiore: dalla percezione alla consapevolezza cosciente, fino ai processi decisionali e di azione. Una volta riusciti a comprendere tali meccanismi di base nel modello murino, si potrà iniziare a studiare e capire forme più complesse di percezione negli animali superiori, compreso l'uomo."In breve tempo, crediamo che questo progetto possa rivoluzionare la nostra comprensione del cervello dei mammiferi", dicono gli autori Christof Koch e R. Clay Reid.

Il progetto prevede un finanziato di 300 milioni di dollari per i primi quattro anni donati dal fondatore dell’Allen Institute , il filantropo Paul G. Allen. Questo cospicuo finanziamento solleverà molte critiche nel mondo scientifico, perché con tali cifre si potrebbero finanziare centinaia di progetti. 

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Medicina

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La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.

Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.