fbpx Nuovi indizi su massa mancante | Scienza in rete

Nuovi indizi su massa mancante

Primary tabs

Read time: 2 mins

A 22 anni, una studentessa australiana di ingegneria aerospaziale dell’Università Monash di Melbourne ha scoperto dove si nasconde la “materia mancante”, o almeno una parte della consistente quota di particelle barioniche (protoni, elettroni, neutroni, la materia ordinaria di cui siamo fatti) che per qualche motivo manca all’appello nell’Universo vicino (qui il comunicato stampa dell’Università australiana).

La giovane borsista, Amelia Fraser-McKelvie, insieme ai colleghi astrofisici Kevin Pimbblet e Jasmina Lazendic, dopo soli tre mesi di osservazioni nei raggi X è riuscita a rilevare una componente della materia mancante in strutture cosmiche galattiche di grande scala chiamate filamenti. La scoperta, presentata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è subito rimbalzata sui giornali con grande clamore.

“Si tratta di un ulteriore tassello che contribuisce a comporre il puzzle della materia mancante nell’Universo, ma già diversi lavori in questi anni hanno mostrato progressive evidenze dell’effettiva esistenza di questa quota di materia”, commenta Luca Zappacosta, ricercatore dell’INAF Osservatorio astronomico di Roma.

Da decenni gli scienziati inseguono la massa mancante. Da un punto di vista teorico, infatti, risulta che nell’Universo debba esserci circa il doppio della massa ordinaria che riusciamo a rivelare. Un mistero che finalmente comincia a dipanarsi. Per esempio, lo scorso anno, un’altra ricerca nei raggi X pubblicata su Astrophysical Journal condotta da ricercatori statunitensi e italiani dell’INAF OA Trieste, OA Roma, OA Brera, IASF Milano aveva trovato tracce consistenti della massa mancante in un’immensa rete di gas caldo diffuso, con temperature di circa un milione di gradi, chiamato Warm-Hot Intergalactic Medium (WHIM). Stavolta, la bussola punta ai filamenti tra gruppi di galassie.

“Si tratta di filamenti composti da ammassi di galassie, esterni alla Via Lattea”, spiega Zappacosta. “Si ritiene che la materia oscura possa esercitare una tale attrazione gravitazionale da attirare le galassie, allineandole in filamenti. Allo stesso tempo, la materia oscura attira il mezzo intergalattico che cadendo in questi filamenti formati da galassie si surriscalda ed emette nei raggi X”. Il problema è che l’emissione è debolissima, difficile da osservare e facilmente confondibile con altre componenti dell’Universo.

L’abilità di Fraser-McKelvie è stata quella di riuscire a confermare nei raggi X la presenza di filamenti, dove si nasconde la massa mancante, estremamente rarefatta ma ad temperature attorno al milione di °C. Anche il cosiddetto WHIM fa parte dei filamenti galattici. “La scoperta è una conferma importante delle previsioni teoriche, che rafforza le conoscenze in questo campo”, prosegue Zappacosta. “Gli scienziati sono al lavoro da alcuni anni per coretruire telescopi più potenti di quelli atutali per osservare il mezzo interstellare e quindi la materia mancante”.

Dal sito Media-Inaf

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Astrofisica

prossimo articolo

Clima, ambiente e conflitti: implicazioni etiche per la medicina e la garanzia della cura

Disegno ad acquarello del mondo con accanto uno stetoscopio

Cambiamento climatico, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze sono minacce per la salute pubblica in Europa. In parallelo, il deterioramento del contesto geopolitico e l’aumento della spesa militare rischiano di sottrarre risorse alla prevenzione sanitaria, alla mitigazione climatica e al rafforzamento dei sistemi sanitari. I dati epidemiologici indicano che i rischi ambientali sono responsabili in Europa di più di 200.000 morti premature ogni anno, mentre i rischi climatici aumentano in frequenza e intensità. Allo stesso tempo, i conflitti armati e la crescente militarizzazione delle politiche di sicurezza sollevano interrogativi sulle priorità di investimento pubblico. Come possiamo integrare la salute umana nelle strategie di sicurezza europea? Una proposta è adottare un paradigma di sicurezza fondato su salute umana, stabilità degli ecosistemi e cooperazione internazionale. Integrare la salute nelle politiche energetiche, industriali e di sicurezza, insieme alla promozione della sostenibilità dei sistemi sanitari, può contribuire a costruire un modello di governance europea più resiliente ed equo. In questo contesto, la professione medica è chiamata a svolgere un ruolo etico e civico nel promuovere politiche orientate alla tutela e al diritto alla salute e alla garanzia della cura.

Immagine di copertina generata con ChatGPT
 

Negli ultimi decenni, il concetto di sicurezza ha subito una profonda trasformazione. Tradizionalmente associata alla difesa militare degli Stati e alla protezione dei confini nazionali, oggi la sicurezza include dimensioni economiche, energetiche, ambientali e sanitarie.