fbpx La neuroetica delle dipendenze | Page 2 | Scienza in rete

La neuroetica delle dipendenze

Primary tabs

Read time: 3 mins

Quest’anno la Scuola di Neuroetica della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste è dedicata alla riflessione etica ed epistemologica sulle dipendenze. La Scuola è utile per tutti coloro che lavorano in questo campo (ricercatori, policy maker, psicologi, psichiatri, personale sanitario…), che avranno l’occasione di confrontarsi con i maggiori esperti italiani sul tema. La scadenza per le iscrizioni il 17 agosto.
Le dipendenze coinvolgono una lunga catena di professionisti ed esperti: c’è chi le studia dal punto di vista scientifico per comprenderne origini e meccanismi cognitivi e chi lavora in clinica, nelle professioni sanitarie e psicosociali. C’è anche chi si occupa di decidere e organizzare le politiche sulle sostanze psicoattive e chi lavora sul fronte della comunicazione. Tutti questi “attori” possono trarre vantaggio dalla riflessione “neuroetica”: etica ed epistemologia sono infatti una trama comune che attraversa i vari livelli da cui dipende e si manifesta la dipendenza, dalla biologia alla società. L’edizione di quest’anno della Scuola di Neuroetica della SISSA è dedicata proprio al tema delle dipendenze. Organizzata dal Laboratorio Interdisciplinare della SISSA di Trieste la Scuola è giunta alla sua seconda edizione. Le lezioni si terranno dal 22 al 25 settembre.
Stefano Canali, ricercatore della SISSA, esperto di storia e filosofia delle neuroscienze e di comunicazione sulla medicina delle dipendenze , è il responsabile della Scuola. “Le dipendenze per la neuroetica sono una sorta di ”esperimento naturale”, spiega Canali, “che amplifica ed esemplifica i tratti più rappresentativi delle principali questioni con cui la neuroetica si confronta: il libero arbitrio, l’autonomia, l’autocontrollo, i processi decisionali, la responsabilità, il conflitto tra ragione ed emozione”.
“Fra i docenti di quest’anno abbiamo alcuni fra i maggiori esperti di neuroetica e di dipendenze a livello italiano, come, fra gli altri, Mario De Caro, dell’Università Roma Tre, o Alberto Oliverio, grande esperto di psicobiologia noto anche per la sua opera di divulgazione. La qualità della
Scuola è testimoniata anche dal suo comitato scientifico che conta nomi del calibro di Laura
Boella
, dell’Università statale di Milano, gli stessi De Caro e Oliverio, Edoardo Boncinelli, genetista e grande divulgatore, solo per citarne alcuni”.
La Scuola di Neuroetica della SISSA è un’opportunità per studiosi che si occupano di filosofia,
etica, bioetica, ma anche per specialistici che lavorano in clinica delle dipendenze, psicologi, educatori, per chi si occupa di organizzare la politica e gli interventi sociosanitari in tema di sostanze psicoattive e per chi, lavorando nel settore giuridico, voglia conoscere meglio come le neuroscienze stanno modificando i processi di giudizio e quelli decisionali in ambito giudiziario.
La Scuola è organizzata con la collaborazione della Società Italiana Tossicodipendenze, la Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze, la Società Italiana di Storia, Filosofia e Studi Sociali della Biologia e della Medicina.

 Informazioni utili...
Alla Scuola saranno ammesse un massimo di 30 persone e l’approccio didattico prevede una forte
interazione fra docenti e studenti. La quota di partecipazione è di 125 euro e sono previste alcune borse di studio a copertura delle spese di viaggio, vitto e alloggio.
La data ultima per registrarsi alle selezioni è il 17 agosto 2014. L’iscrizione si effettua alla pagina http://neuroetica.sissa.it/domanda-ammissione.
LINK UTILI:
• Sito web della Scuola di Neuroetica: http://neuroetica.sissa.it
class="bibliografia">• Modulo di iscrizione online: http://neuroetica.sissa.it/domanda-ammissione

La neuroetica delle dipendenze

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Scuola di Neuroetica

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.