fbpx Nascite premature: ecco il punto | Page 14 | Scienza in rete

Nascite premature: ecco il punto

Primary tabs

Read time: 1 min

Presentato a Roma presso l’Istituto Superiore di Sanità il punto della situazione sulle nascite premature in Italia. L'analisi, comunicata all'interno del convegno “Network Neonatale Italiano: cure, esiti e ricerca per i neonati pretermine”, ha monitorato l’attività dei centri di Terapia Intensiva Neonatale in Italia con lo scopo di promuovere la sorveglianza degli esiti delle nascite che si verificano prima della 32esima settimana di gestazione.

Lo studio ha preso in esame 56 centri nazionali di Terapia Intensiva Neonatale e i dati si riferiscono al monitoraggio delle attività nell'anno 2008. Tra i dati più significativi mostrati vi è quello che vede un'assistenza prenatale delle madri dei neonati ricoverati in terapia intensiva neonatale (TIN) pari al 94%. L'82% ha anche assunto steroidi prenatali tra 24 e 33 settimane, epoca in cui la profilassi steroidea è raccomandata.

Altro dato interessante da segnalare è quello sulle diagnosi più frequenti di malattia nei neonati prematuri. La malattia delle membrane ialine è al 72%, la pervietà del dotto arterioso al 36%, la bronco displasia 26% e le infezioni dopo i 3 giorni dalla nascita al 14%.

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.