fbpx Il morso del T-Rex | Page 7 | Scienza in rete

Il morso del T-Rex

Primary tabs

Read time: 2 mins

La ricostruzione della potenza delle fauci del Tyrannosaurus Rex ha permesso di scoprire che il morso di questo dinosauro era di gran lunga il più potente tra quelli degli animali terrestri conosciuti, sia di quelli viventi che di quelli ormai estinti.

Per giungere a questa conclusione – pubblicata su Biology Letters – Karl Bates (University of Liverpool) e Peter Falkingham (University of Manchester) hanno ricostruito la muscolatura delle fauci del T-Rex e hanno valutato la potenza del suo morso sia basandosi sui dati scheletrici, sia utilizzando un'analisi statistica e un confronto qualitativo con gli animali viventi ai nostri giorni. I due ricercatori hanno poi applicato i dati raccolti a un modello computerizzato che tenesse conto dei principali fattori anatomici e fisiologici che determinano la potenza del morso. Dalla simulazione è emerso che un T-Rex adulto era in grado di sviluppare con il suo morso una potenza che poteva arrivare fino a 57 mila Newton (quasi 6 tonnellate di forza peso), rivelandosi pertanto oltre quattro volte più potente di quanto stabilito da precedenti studi.

Il lavoro di Bates e Falkingham potrebbe permettere di archiviare forse in modo definitivo l'ipotesi che il T-Rex fosse un animale spazzino e non un cacciatore. Risulterebbe infatti priva di fondamento l'idea che l'enorme corporatura del dinosauro non fosse accompagnata da una adeguata muscolatura delle fauci obbligandolo ad accontentarsi delle prede abbandonate dagli altri cacciatori. Stando ai risultati dei due biologi, insomma, il T-Rex può a pieno titolo essere annoverato tra i più devastanti predatori apparsi sul nostro pianeta.

University of Liverpool

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Dinosauri

prossimo articolo

L’essenzialità dell’inutile

fogli accartocciati e lampadina accesa

Perché il nostro organismo produce miliardi di anticorpi apparentemente inutili? Per prepararsi a minacce che ancora non conosce. Da questa considerazione biologica, Roberto Sitia propone una riflessione sul valore della cultura, della ricerca e del sapere “senza applicazione immediata”. In un’epoca dominata dall’utilità e dal profitto rapido, investire in conoscenza significa costruire le difese del futuro: perché le crisi più decisive sono spesso quelle che non sappiamo ancora immaginare.

Stupisce i non addetti ai lavori scoprire che la maggioranza degli anticorpi che produciamo siano diretti contro sostanze non presenti in natura.
«Come è possibile tale spreco? Interrompiamolo immediatamente!», potrebbe pensare un politico alla ricerca di investimenti con un immediato ritorno. Il politico dimentica che l’evoluzione è tutt’altro che sprecona, e seleziona in base a rigorosissime analisi di costo-beneficio. Quindi, produrre migliaia di miliardi di anticorpi diversi - anche se apparentemente inutili - è un investimento che paga.