fbpx Moon lancia "Zero Hunger" | Page 9 | Scienza in rete

Moon lancia "Zero Hunger"

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha convocato leaders politici, rappresentati della società civile e del mondo commerciale per presentare il suo nuovo progetto di lotta alla fame. Global Zero Hunger Challenge è stato ufficializzato durante Rio+20, ricordando che ogni giorno, a livello globale, circa 1 miliardo di persone soffre di mancanza di cibo. 
Cinque sono i punti di base del programma: assicurare l'accesso al cibo al 100% della popolazione mondiale; azzerare il numero di morti per fame sotto i due anni; aumentare del 100% la produttività dei produttori agricoli; rendere sostenibili tutti i sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti; promuovere un consumo responsabie eliminando del 100% lo spreco di cibo. E' il Fome Zero Programme lanciato dal governo brasiliano durante la presidenza Lula, a cui si ispira il progetto di Ban ki Moon - Graziano da Silva, che aveva guidato il programma brasiliano, è ora a capo della FAO (Food and Agricolture Organisation)

Un programma e obiettivi a dir poco ambiziosi, considerando che si parte da "risorse zero" per arrivare a "fame zero". Si tratta però dell'unica proposta importante, in merito al tema dell'alimentazione, avanzata nei giorni della conferenza descritta come la più ambiziosa e vaga in termini di obietti e strumenti da adottare. Il governo inglese è, intanto, tra i primi a dichiarare di voler stanziare finanziamenti - 150 miliardi di sterline - per supportare 6 milioni di agricoltori (in particolare della Nigeria e dell'Etiopia) da reperire dal fondo dell'International Climate Change.

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Alimentazione

prossimo articolo

La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.

Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.