L’abuso di antibiotici non favorisce solo la comparsa di pericolose resistenze tra i batteri, ma può danneggiare in prima persona chi ne fa un uso eccessivo e inappropriato, compromettendo in maniera permanente la composizione della benefica flora batterica intestinale. La segnalazione viene da Martin Blaser, a capo del Department of Medicine all’University Langone Medical Center di New York, che in un commento pubblicato oggi su Nature riferisce i primi dati emersi da studi condotti nel suo e in altri laboratori: pare che in alcuni casi il microbioma non riesca più a riprendersi dall’effetto negativo dei farmaci. Questa alterazione potrebbe facilitare la comparsa di una vasta gamma di malattie e, secondo l’esperto, spiegare in parte anche l’aumento di frequenza di patologie come il diabete di tipo 1, le malattie infiammatorie intestinali, le allergie e l’asma a cui abbiamo assistito da quando è iniziata la cosiddetta “era degli antibiotici”.
Microbioma danneggiato per sempre
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La salute pubblica comincia dalle piante: la lezione della Xylella

La vicenda della Xylella in Puglia è stata raccontata soprattutto come un disastro agricolo. Lo è stata: ha colpito milioni di ulivi, compromesso aziende, frantoi, paesaggi ed economie locali. Ma limitarsi a questa lettura rischia di farci perdere la lezione più importante. La Xylella è stata anche una crisi ambientale, sociale e sanitaria. Una crisi One Health, nel senso più concreto del termine.
Foto di Daniele Urso
Quando nel 2013, nelle campagne del Salento, gli ulivi cominciarono a seccare in modo anomalo, il fenomeno apparve subito inquietante. Le foglie ingiallivano, i rami si disseccavano, intere chiome sembravano prosciugarsi. In un territorio in cui l’ulivo non è soltanto una coltura, ma identità, paesaggio e memoria familiare, la malattia delle piante fu percepita fin dall’inizio come una ferita collettiva.