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Meglio partire gentili

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Non è detto che cominciare subito con terapie molto aggressive sia la soluzione migliore per combattere i tumori. Non lo è almeno nel caso del linfoma di Hodgkin, dove premia una strategia basata all'inizio su una chemioterapia standard, seguita se necessario da un trattamento di salvataggio.

Un gruppo di ricercatori dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano, diretto da Massimo Gianni, ha mostrato in un trial la superiorità di questo approccio "dolce" con schema chemioterapico ABVD rispetto al recente standard terapeutico del German Hodgkin Study Group che raccomanda di iniziare con una chemioterapia più aggressiva (programma BEACOPP). Lo studio, pubblicato sul numero del New England Journal of Medicine in uscita il 21 luglio, si è meritato un editoriale che loda il nuovo approccio messo a punto dai medici milanesi, che mantiene un'efficacia paragonabile se non superiore all'altro con meno effetti collaterali. 

La ricerca ha coinvolto 331 malati di linfoma di Hodgkin, suddivisi in due gruppi e curati rispettivamente con ABVD e BEACOPP. A sette anni dalla diagnosi non avevano manifestato recrudescenze della malattia l’85% di pazienti trattati in prima linea con BEACOPP e il 73% dei casi curati con ABVD. Chi ha avuto una ricaduta è stato sottoposto al trattamento di seconda linea con chemioterapia ad alte dosi e trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Ebbene: il 33% dei pazienti curati con ABVD è riuscito a riprendersi mentre tra chi è stato tratto con BEACOPP la percentuale è stata del 15%. 
“A sette anni dall'inizio della terapia, non esistono differenze significative tra i due gruppi" spiega Massimo Gianni. "I motivi di questo risultato sono l'efficacia e l'ottima tollerabilità dei trattamenti così detti di seconda linea o di salvataggio, che oggi ci consentono di guarire molti dei pazienti che ricadono dopo un trattamento iniziale. Su questa base è quindi ovvio scegliere il trattamento, l’ABVD, che offre al paziente la migliore qualità di vita perché meno tossico e con minore rischio di complicanze”. Partire con mano dolce evita molti casi di infertilità, alcune leucemie secondarie al trattamento e altri effetti avversi dei potenti farmaci.

Il segreto - come ha sottolineato l'editoriale del NEJM - è stato valutare l'esito a fine partita e non - come spesso si fa nella fretta di portare a casa risultati - alla fine del primo tempo. Lo studio è stato finanziato dalla Fondazione Michelangelo.

Le due terapie a confronto
ABVD è un regime terapeutico elaborato dal gruppo di Gianni Bonadonna nel 1975 presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e consiste in un programma che prevede la somministrazione di doxorubicina, bleomicina, vinblastina e dacarbazina.
BEACOPP prevede invece la somministrazione bleomicina, etoposside, doxorubicina, ciclofosfammide, vincristina, procarbazina, prednisone ed è stato messo a punto dal German Hodgkin Study Group.

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Linfomi

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